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mercoledì, Febbraio 8, 2023

Quale futuro per l’acqua pubblica in Campania? La posizione di Potere al Popolo

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Quale futuro per l’acqua pubblica in Campania? Il 7 febbraio prossimo scadranno i termini entro cui il Distretto Idrico di Napoli Nord (ma anche del Casertano e del Beneventano) dovrà deliberare circa la scelta del Gestore Unico cui affidare il Servizio Idrico Comunale
Una scelta che riguarda ben 31 Comuni dell’hinterland a nord di Napoli e che non può in alcun modo non tenere conto della volontà popolare espressa con i referendum del 2011.
Continueremo, per questo, a lavorare e a chiedere a gran voce che la gestione dell’Acqua resti pubblica!
Qui trovate una nostra analisi ma anche le nostre proposte a riguardo

I governi di centrodestra e di centrosinistra che dal 2011 si sono succeduti hanno in comune – tra le altre cose – l’aver sistematicamente calpestato la volontà popolare espressa da 26 milioni di italiani che si erano espressi per una gestione pubblica dell’acqua.

Dal referendum del 2011 il quadro normativo è andato esattamente nella direzione opposta. Sin da quando si è affiancato agli ATO e ai Gestori, l’Arera, l’autorità di regolazione per energia reti ed ambiente, responsabile sia della regolazione e controllo dei servizi idrici sia della predisposizione del metodo tariffario.
Proprio Arera, infatti, ha introdotto in bolletta la voce relativa agli “oneri finanziari del gestore” grazie ai quali garantire un 25-30% di utili a chi gestisce il servizio.

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Ma se tutto questo è “storia” oggi cosa sta succedendo di nuovo?

I Comuni delle Regioni, raggruppati in Distretti Idrici, sono chiamati proprio in questo periodo a deliberare circa la scelta del Gestore Unico cui affidare la gestione del Servizio Idrico Comunale.

Una scelta che, però, a seguito delle nuove norme introdotte dal DDL Concorrenza, approvato lo scorso dicembre, di fatto, rende impossibile una gestione autenticamente pubblica delle nostre risorse idriche ed esclude la possibilità di gestire “in house” o tramite un’Azienda Speciale Consortile il Servizio Idrico, spianando la strada alla privatizzazione del nostro bene più prezioso.

In Campania, ad esempio, il termine ultimo entro cui i diversi Comuni dei Distretti Idrici del Beneventano, Casertano e Napoli Nord* dovranno indicare la propria scelta è il 7 febbraio. Scelta che, poi, dovrà essere approvata dalla Regione e dall’Ente Idrico Campano.

Ma cosa succederebbe qualora uno o più Comuni di uno stesso Distretto Idrico non dovessero esprimersi al riguardo?
La decisione, in quel caso, potrebbe passare nelle mani di Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A., un’agenzia governativa italiana costituita come società per azioni e partecipata al 100% dal Ministero dell’economia e delle finanze, con l’ovvia conseguenza di una privatizzazione tout court, per la gioia delle grandi multinazionali europee che così, finalmente, potrebbero mettere le mani su tutta la gestione del servizio idrico regionale.

E che cosa comporterebbe questo sulle nostre già complesse vite di tutti i giorni?
Un peggioramento della qualità del servizio e un aumento, più che probabile, delle tariffe visto che privati e multinazionali hanno come unico interesse quello di fare profitto, cosa che mal si sposa con la mission di offrire un servizio a tutti e tutte che sia equo e di qualità.

Uno scenario che non può farci stare tranquilli e che è dovuto anche alla mancanza di coraggio e volontà politica dei sindaci sui singoli territori di opporsi con fermezza ad un DDL che non prometteva nulla di buono già in origine, al totale abbandono da parte del M5S di uno dei suoi “cavalli di battaglia” sacrificato – così come tantissime altre battaglie – sull’altare delle alleanze di governo, nonché dei governatori regionali (molti dei quali PD) favorevoli all’ingresso delle multinazionali nella gestione dei servizi essenziali.

Entrando nello specifico dell’Area Nord di Napoli, esiste una possibilità per scongiurare questo imminente e drammatico scenario per i 31 comuni del distretto?

La possibilità più concreta ed immediata, sebbene non quella da noi individuata come la migliore in assoluto, è quella che i consigli comunali di questi comuni deliberino prima del 7 febbraio in favore della costituzione di una SPA a totale capitale pubblico, dove per statuto nessun privato potrà mai entrare e i cui utili saranno reinvestiti esclusivamente nella gestione stessa del servizio idrico integrato.

Come organizzazione politica da sempre attenta alla salvaguardia dei Beni Comuni, abbiamo sempre denunciato – e continueremo a farlo – ogni tentativo di speculazione su un bene così prezioso come l’acqua ed è proprio per questo che – anche questa volta – saremo in prima fila a difesa dell’Acqua Pubblica, facendo pressione sugli Enti Locali che hanno il compito di decidere sui servizi pubblici, anche ora che il Governo ha approvato un aggravio di burocrazia, affinché venga sempre perseguita la gestione pubblica dei servizi essenziali e dei beni comuni.

Per questo aderiamo ed invitiamo ad aderire a partecipare al presidio che il Coordinamento Regionale Campano in Difesa dell’Acqua Pubblica ha lanciato per venerdì 27 gennaio alle 15:00 fuori la sede della Regione Campania per pretendere uno slittamento dei termini entro cui i Comuni dovranno deliberare sulla scelta del Gestore Unico!”

___________________

*Comuni del distretto idrico Napoli Nord
Acerra
Afragola
Arzano
Bacoli
Barano d’Ischia
Caivano
Calvizzano
Cardito
Casamicciola Terme
Casandrino
Casavatore
Casoria
Crispano
Forio
Frattamaggiore
Frattaminore
Giugliano in Campania
Grumo Nevano
Ischia
Lacco Ameno
Marano di Napoli
Melito di Napoli
Monte di Procida
Mugnano di Napoli
Pozzuoli
Procida
Qualiano
Quarto
Sant’Antimo
Serrara Fontana
Villaricca

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