Simone Frascogna
Simone Frascogna

Questa mattina è arrivato il primo verdetto del processo a carico dei due minori coinvolti nell’aggressione che causò la morte di Simone Frascogna. I due giovanissimi imputati sono stati condannati rispettivamente a 7 e a 10 anni dal Gup del Tribunale dei Minorenni. I legali degli imputati chiesero e ottennero il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena.

IL CASO DI SIMONE FRASCOGNA

“Giustizia è stata fatta: aspettiamo adesso di conoscere motivazioni delle prime due condanne. Seguirà un altro iter, invece, il processo a carico del maggiorenne coinvolto nell’aggressione. La morte di Simone non sarà dimenticata: insieme alla famiglia non ci arrenderemo, andremo avanti fino all’ultima condanna, fino all’ultimo giorno di reclusione”, scrive il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia,  sulla sua pagina Facebook. Lo scorso novembre Simone Frascogna venne ucciso a Casalnuovo dopo le coltellate inferte da Domenico  Iossa, 18enne di Pomigliano d’Arco, per il quale è in corso il giudizio presso la Corte d’Assise di Napoli.

IL PROCESSO E LA FOLLE NOTTE

Lo scorso giugno è iniziato il processo a carico dell’assassino di Simone Frascogna, il 19enne ucciso con nove coltellate la sera del 3 novembre del 2020 a Casalnuovo. Simone era un ragazzo dal cuore grande. È stato feito a morte mentre tentava di salvare un suo amico. A processo c’è Domenico Iossa. Natascia Lipari, la mamma di Simone,  ha detto: “Sarò presente a tutte le udienze. In aula non ci sarà la madre di Simone, ci sarà Simone! Sarò lo sguardo, gli occhi, il pensiero, il respiro di mio figlio. A testa alta, sempre”. Il comune di Casalnuovo e la fondazione Pol.i.s. sono state accolti dal giudice come parti civili nel processo.

Nella notte del 3 novembre scorso il giovane Simone Frascogna, insieme ad un amico, era alla guida della sua Ford Fiesta. Pare che il giovane non abbia dato la precedenza ad un’altra automobile con a bordo altri tre giovani ragazzi, Domenico Iossa di 18 anni e due minori insieme a lui. Dalla vettura il 18enne, o uno del suo gruppo, avrebbe cercato di mettere subito le cose in chiaro: “Tu non sai a chi appartengo“.

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