Alunna bendata durante l'interrogazione. Gli studenti insorgono: aperta un'indagine

L’Ufficio scolastico regionale del Veneto ha avviato accertamenti nel liceo di Verona dove un’allieva di 15 anni sarebbe stata indotta da una professoressa a bendarsi con una sciarpa mentre era collegata a distanza, per evitare che potesse copiare durante una interrogazione. La vicenda – di cui riferiscono ‘Il Corriere del Veneto’ e ‘Repubblica’ – fa riferimento ad una denuncia della Rete degli studenti per il Veneto.

Individuato l’istituto, la direttrice scolastica Carmela Palumbo ha contattato il dirigente che ha sentito i ragazzi e i docenti per ricostruire l’accaduto. “In questo momento – ha detto Palumbo all’ANSA – non possiamo esprimere giudizi su un episodio che pare un eccesso di zelo che ha portato a un comportamento discutibile, scaturito dalla difficoltà a gestire in dad la situazione delle verifiche”, ha concluso.

«Riteniamo inaccettabile che le studentesse e gli studenti, in un momento delicato come questo, siano trattati in queste modalità. Fa riflettere come nell’attuale sistema d’istruzione ci si concentri sul vedere come e quanto gli studenti copino. L’attenzione dovrebbe porsi su quanto apprendano e se abbiano una coscienza critica. Il problema è il nostro sistema scolastico che valorizza i voti più di quanto gli studenti valorizzano lo studio». A dirlo è Luca Redolfi, dell’Unione degli studenti. Dopo il caso dello scorso ottobre a Scafati, una studentessa di Verona, accusata dalla docente di essere «troppo brava», è stata costretta a bendarsi per l’interrogazione.

“E’ necessario – continua Redolfi in un’intervista rilasciata al Gazzettino – superare questa idea di valutazione: la scuola serve veramente e solamente a dare voti e giudizi? Crediamo di no, e per questo in questi mesi stiamo discutendo in assemblee in tutto il Paese un nuovo immaginario di scuola, che a breve presenteremo pubblicamente”.

Lo scorso dicembre lanciammo la carta dei diritti delle studentesse e degli studenti in DAD, che puntava a evitare il ricrearsi di queste situazioni. Il Ministro dell’Istruzione ci ascolti!».

 

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