Truffe agli anziani, preso il ‘cervello’ della banda: riciclava a Napoli i proventi dei raggiri

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I carabinieri del comando provinciale di Milano, collaborati dai reparti di Parma e Salerno, ieri mattina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 5 italiani ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa aggravata in danno di persone anziane. Cinque anni fa, infatti, il nucleo investigativo aveva istituito una task force per monitorare la situazione a livello regionale, individuando i metodi più usati dai truffatori.

L’indagine si è conclusa con l’operazione Condor, lo scorso 8 novembre, e l’esecuzione di 51 misure cautelari emesse dal gip di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia. In questo caso specifico, l’indagine è stata avviata nel maggio 2017 e ha consentito di individuare un gruppo criminale specializzato alle truffe nei confronti di anziani, con base operativa in provincia di Milano, strettamente collegato, anche per vincoli parentali, ai vertici della macro associazione della sopracitata operazione Condor. Il gruppo portava a Napoli i monili d’oro sottratti alle vittime, dove poi li cedeva e ne sfruttava gli introiti. Tra i 5 figura anche un uomo, detenuto nel carcere di Eboli, il cui arresto riguarda un episodio avvenuto nella stessa città nel 2015 ai danni di un’anziana, oggi 85enne. Una persona al telefono finse di essere il nipote, altre due si presentarono a casa della donna e si fecero consegnare il denaro.

Al vertice si trovava il capo dell’organizzazione che reclutava e istruiva i telefonisti, che portava (ogni settimana) i proventi a Napoli per monetizzarli.

C’erano poi i due telefonisti che contattavano gli anziani fingendosi avvocati o membri delle forze dell’ordine, riferendo che un parente stretto si trovava in stato di fermo perché coinvolto in incidenti stradali. Alle vittime veniva poi riferito che per liberare c’era bisogno di una somma di denaro in contanti o, in alternativa, la consegna di gioielli come cauzione. Poco dopo un complice raggiungeva a casa l’anziano e, spacciandosi come la “persona inviata lì dal legale”, prelevava denaro e gioielli. Infine, il tesoriere, custodiva i profitti dell’attività all’interno di casa sua, base da cui venivano effettuate le chiamate alle vittime.