La variante Delta
Foto di repertorio

Dopo una discesa nella curva dei contagi ed un respiro di quasi libertà, anche grazie ai vaccini, arriva nuova preoccupazione a causa delle varianti. Quella che più fa preoccupare è l’indiana, anche chiamata variante Delta.

Le news legate ad uno studio della rivista scientifica Lancet contribuiscono a definire ulteriormente il quadro: il rischio di ricovero in ospedale per la variante Delta è quasi doppio rispetto a quello della variante Alfa (inglese). Secondo i dati analizzati dai ricercatori, la variante indiana è la forma predominante di coronavirus pandemico circolante nel Regno Unito e si ritiene che sia del 60% più contagiosa di quella inglese.

Variante Delta, parlano i virologi

“C’è un po’ più di un poco di paura. Credo che le autorità inglesi abbiano informato le autorità europee. E credo che questa variante sia stata, se non protagonista, almeno un importante argomento di discussione al G7. Purtroppo qualche vittima in più l’ha fatta. Tanto è vero che gli inglesi stanno riverificando alcune politiche di apertura”, afferma Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.

Anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, dichiara: “La situazione inglese ci deve preoccupare perché dobbiamo sorvegliare e far si che non esistano dei cluster da variante indiana, serve un’attenta sorveglianza che con i numeri attuali italiani (1.000-1.500 positivi) possiamo sequenziare tutti i nuovi contagi e verificare se c’è la variante

Una diversa efficacia dei vaccini contro la variante

Aggiunge ancora: “In Italia abbiamo scelto una strategia vaccinale leggermente diversa dal Regno Unito, dove hanno accorciato il periodo tra prima e seconda dose. Quello che sta succedendo nel Regno Unito, con l’aumento dei casi collegato alla variante indiana, è legato da una parte al fatto che la gran parte della popolazione è vaccinata con una sola dose e poi che alcuni hanno posticipato di molto la seconda dose. Questa variante è però ricordiamola coperta dai vaccini che stiamo utilizzando”

Ciò che più fa preoccupare è la capacità della Delta di riuscire a “bucare” lo strato creato dal vaccino per proteggerci. Infatti i ricercatori durante le loro analisi hanno riscontrato dei nuovi dati di protezione dei vaccini contro la nuova variante Delta.

Il vaccino Pfizer-BioNTech fornisce contro l’indiana una protezione del 79%, rispetto al 92% di protezione con la variante inglese. Per il vaccino Oxford-AstraZeneca, invece, è stata rilevata una protezione del 60% contro le infezioni dovute alla indiana, rispetto al 73% della variante inglese.

Contagi a Milano

Durante il monitoraggio dei contagi italiani è stato riscontrato un focolaio in una palestra a Milano.  Qui «l’indiana» preoccupa per il focolaio nella palestra Virgin di Città Studi, dove i contagi salgono a 12 — aggiorna il bollettino l’Ats Milano — e, tra i positivi, c’è un infettato dalla variante Delta nonostante avesse completato il ciclo vaccinale. Per gli altri 11 si è in attesa dei risultati di laboratorio. Tra i dodici solo uno è ricoverato.

Sono 81 i casi di variante Delta finora rilevate in Lombardia. Due sono stati identificati ad aprile, 70 nel mese di maggio e 9 al 14 giugno. È quanto emerge da fonti interne a Regione Lombardia. In questo mese di giugno si registra quindi una tendenza in calo rispetto a maggio, ma ancor più significativa è la scarsa percentuale della cosiddetta variante Delta sul totale delle genotipizzazione, che è stata dell’1,20% in maggio e finora dell’1,15% a giugno.

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