NAPOLI, LA FIERA DELLE ILLUSIONI E UN OBIETTIVO DA NON FALLIRE. FISCHI PER REJA

Fischi per l'allenatore Reja

L’eroica gara di Coppa Italia con la Juve è ormai solo uno sbiadito ricordo. La personalità mostrata dalla squadra, le coraggiose scelte di Reja, persino i gol divorati. Quella serata fu illusoria. Storia a sè. La realtà oggi è un’altra. Dopo la sconfitta rimediata in dieci minuti contro il Palermo arriva un mestissimo pari col Bologna. Che non risolve nulla. Anzi accentua l’ormai inarrestabile discesa agli inferi di questo Napoli. Partita che era iniziata tra mille speranze. Una vittoria da riacciuffare, l’atteso esordio di Jesus Dàtolo, il pubblico che decide di sostenere comunque i propri idoli caduti. Alla fine fischi per tutti. Fischi per capitan Cannavaro, esposto ormai sistematicamente a magre figure sulla destra, non proprio il suo ruolo naturale. Fischi per Reja, of course. E fischi per il duo Marino-De Laurentiis, con inviti rivolti a quest’ultimo a tirar fuori i milioni, possibilmente da spendere in maniera intelligente. Il Bologna, schierato con un accorto 4-5-1, ha impostato la sua partita sulle magagne difensive degli azzurri. Ha segnato il gol del pari approfittando di un “pasticciaccio brutto” della difesa avversaria ed è cresciuto alla distanza, guadagnando posizioni a metà campo col podista Mudingay e col ragionier Volpi. Pazienza e Gargano provavano a inseguirli con la lingua di fuori. Molto bene sulle fasce Valiani e Bombardini, in particolare quest’ultimo sulla sinistra, autore di un quasi-gol nel secondo tempo, che con le sue incursioni costringeva Maggio, peraltro tra i pochissimi a salvarsi nel Napoli, a rinculare in difesa. Promettenti lampi provenivano dall’argentino Dàtolo, spentosi lentamente nel corso del match: piuttosto tecnico, un pò esile fisicamente, da rivedere nel suo ruolo naturale di ala sinistra. A venti minuti dalla fine, solita mossa di Reja, che inserisce Russotto e passa al temerario 4-3-3 ma senza apprezzabili riscontri. Il talentino romano, abbastanza ignorato dai compagni in varie azioni potenzialmente interessanti, si sbatte, mette dentro due-tre cross ma il suo nemico è la clessidra. Troppo poco il tempo a disposizione, ancora una volta. E’ un Napoli che si trascina ormai stancamente, prigioniero di una crisi con tanti colpevoli e senza nessuno che dia almeno la sensazione di potercelo tirar fuori. La squadra è messa male in campo. Appare senza guida, in campo e in panchina. Cannavaro schierato a destra per far giocare Rinaudo al centro, bravo solo di testa, non ha senso. Tanto più se è in corso un’opera di mortificazione di un talento come Santacroce, titolare nell’Under 21, cercato da Juventus e Barcellona, non da Pro Sesto e Pizzighettone. Pazienza fa perdere ogni volta la suddetta a chi lo vede giocare, come del resto Gargano, stoicamente impegnato in una missione: battere il record nazionale dei passaggi sbagliati. Qualche progresso rispetto alle ultime uscite solo da Maggio, autore dell’uno a zero e di alcune pregevoli cavalcate sull’out destro e finalmente anche da Denis, combattivo e tenace nei suoi sforzi. La stella della squadra, Lavezzi, sembra stanca e sfiduciata. Le sue furenti corse vanno ormai quasi sempre a sbattere contro un muro. Le sue serpentine paiono non ubriacare più nessuno. Con la nettezza di un teorema, se si spegne lui il Napoli diventa di colpo modesto. Dispiace dirlo ma al momento parliamo di una delle squadre più deboli del torneo. Tanta euforia, forse troppa, almeno fino a dicembre, quando si parlava di Champions, tanta depressione ora, quando non si sa neanche se si andrà in Uefa, la porta di servizio dell’Europa ma pur sempre un palcoscenico di un certo rilievo. La prima importante contestazione dell’era-De Laurentiis invita ad alcune riflessioni. Società, squadra ed allenatore sono realmente uniti nel tentativo di superare la crisi? Il parco-giocatori è stato quasi sicuramente sopravvalutato in sede di programmazione ma Reja è l’uomo adatto per tirare la squadra fuori dalle sabbie mobili? Attualmente, detto senza pregiudizi, pare proprio di no. I giocatori, molti dei quali con limiti oggettivi, paiono non seguirlo più come prima. Molte sue scelte, prima e durante la gara, appaiono superficiali e scontate. Anche la sua ammissione di colpa in settimana è apparsa un pò forzata e la sua analisi tecnica non sembra aver fotografato bene lo stato delle cose. Il Napoli deve risorgere, e alla svelta. La sua flessione coincide con lo scatto in avanti di molte concorrenti. Senza l’Uefa questo rischia di essere un anno buttato.