Camorra. «Marco Di Lauro aveva il compito di scegliere i killer», li reclutava sui campi di calcio

Erano i tempi della latitanza di Paolo Di Lauro, alias Ciruzzo ‘o milionario. Erano i tempi in cui le redini del clan passarono nelle mani di Cosimo, certamente più impulsivo di Paolo – capace di navigare nell’ombra per oltre trent’anni – ma considerato dal padre come il successore (almeno per questioni anagrafiche). Agli inizi del “regno” di Cosimo i ruoli in famiglia erano ben chiari: lui si occupava degli affari della famiglia, mentre Marco, tutt’ora latitante, era l’addetto al reclutamento delle giovani leve da ‘iniziare’ alla carriera di killer. Lo faceva sui campi di calcetto, avvantaggiato dalla sua giovane età e dalla passione per il calcio, il giovane figlio di Ciruzzo o milionario si è circondato di ragazzi tra i 15 e i 16 anni che, piano piano, ha portato con sé nelle grinfie della camorra.

“Tutto iniziava con le partite di calcetto – ha dichiarato Carmine Cerrato nel corso del processo per la morte di Attilio Romanò – prendeva bravi ragazzi, li avvicinava e li persuadeva. Iniziavano a non andare più a lavorare e frequentavano assiduamente Marco Di Lauro. Quest’ultimo iniziava a stipendiarli e a selezionarli in base al coraggio e alla freddezza. Appena vedeva una predisposizione, lo indirizzava verso l’attività di killer”. Una versione, quella di Cerrato, confermata anche da Capasso che ha raccontato allo stesso modo la sua affiliazione, a sedici anni, e il suo passaggio nel gruppo di fuoco, quando di anni ne aveva 16. Erano gli anni della faida e tra Secondigliano e Scampia c’era un morto ogni 3 giorni, anche innocenti, come nel caso di Attilio Romanò, ucciso per uno scambio di persona.