[Video]. Non solo arrivi ma anche partenze, Antonio lascia Secondigliano: “Emigro in Germania per lavorare”

Antonio da Secondigliano

Salutare Napoli, gli affetti, la famiglia, gli amici già il primo giorno di ritorno alla libera circolazione nell’area Shengen in Europa e trasferirsi in Germania per crearsi un avvenire come cuoco. È la storia di Antonio, ragazzo poco più che ventenne originario di Secondigliano pronto ad una nuova avventura.

È alla Stazione Centrale in attesa di salire sul treno per Roma che parte alle 1130. Non solo arrivi in Campania dopo la caduta dei divieti degli spostamenti interregionali dunque, ma anche partenze. In questo caso dolorose. «Una volta a Roma, mi recherò all’aeroporto di Fiumicino per prendere un aereo che mi porterà a Monaco Di Baviera da lì proseguirò per una località ai confini con l’Austria ed iniziare il mio impiego in cucina» ci ragguaglia sul suo itinerario Antonio, accompagnato dal fratello Michele, entrambi residenti da oltre 10 anni ad Acerra. Il giovane si distaccherà dalla sua fidanzata e dai suoi genitore, non ha alternative. «Non è la prima volta che lascio Napoli per lavoro, ma in precedenza ero stato in Italia. Ho vissuto infatti per 5 anni a Lignano Sabbiadoro fin quando la lontananza dalla famiglia si è fatta pesante e sono tornato».

La storia di Antonio, da Secondigliano in Germania per lavorare

La storia di Antonio, emigrato in Germania per lavoro

Publiée par InterNapoli- sur Jeudi 4 juin 2020

Anche stavolta, però, il reinserimento nel tessuto lavorativo napoletano è apparso a dir poco in salita. «In questa città però non sono riuscito a trovare nulla, non mi sono inserito e quindi ho deciso di provarci con l’estero» aggiunge Antonio con gli occhi che mal nascondono la malinconia. «Ho preso le mie informazioni sul Coronavirus in Germania e in Baviera – assicura –  Lo Stato lì è in una fase più avanzata rispetto a qui in Italia. I ristoranti sono aperti già da diverso tempo e da 60 coperti molti ristoranti sono arrivati a 20/30, si sono organizzati e quindi questa situazione si può tornare a lavorare».

L’Italia è stata per i primi mesi della pandemia l’epicentro del contagio in Europa. Non c’è il rischio di essere visti come untori in un Paese come la Germania? «È una mia paura, ammetto, ma cercherò di farmela passare» conclude Antonio che si lascia andare ad un’ultima confidenza. «Quando sono entrato in stazione con mio fratello, ho pianto. Io sarei rimasto volentieri nella mia terra, ma purtroppo non ci sono le condizioni». Proprio Michele afferma amareggiato: «Ho tentato di inserirlo anche nel mio ambiente di lavoro e non ci sono riuscito. Per questo mi sento in colpa».