Uno stipendio fisso, più agevolazioni di ogni genere. Dall’acquisto di case sottocosto al capretto per ogni festività. Così il clan Puca si teneva buoni i carabinieri della tenenza di Sant’Antimo. A rivelarlo è stato il pentito Claudio Lamino, le cui rivelazioni sono stato fondamentali per procedere all’arresto di cinque carabinieri ed alla sospensione di altri tre militari. Tutti in passato avevano prestato servizio presso la tenenza di Sant’Antimo.

Evitavano controlli, perquisizioni e segnalavano agli uomini del clan e ad intermediari se vi fossero operazioni in corso. Un modo per dare la possibilità ai malavitosi di tenersi lontano dai guai e di sottrarsi ad eventuali ordinanze di custodia cautelare.

Stipendio e benefit per i carabinieri corrotti

Secondo il collaboratore di giustizia almeno due carabinieri avrebbero intascato un mensile tra i 1000 e i 1500 euro per essere accomodanti. Ma non solo. In alcuni casi i carabinieri risultano protagonisti di acquisti di appartamenti sotto costo con la mediazione della cosca guidata da Pasqualino il Minorenne.

Il capoclan ‘mediava’ affinché i proprietari vendessero le proprie abitazioni ai carabinieri a prezzi stracciati, in modo che questi potessero trarre un lauto profitto da una successiva vendita.

Dalle tv al plasma allo scooter: i regali

Inoltre non mancavano regali, spesso anche su richiesta. Due tv al plasma sarebbero state regalate ad un carabiniere per evitare i sigilli ad un cantiere, mentre ad un militare sarebbe stato corrisposto un ricco premio: uno scooter.

Ai domiciliari 5 carabinieri, nei guai altri 3 ed un politico

Al momento si trovano agli arresti per corruzione i carabinieri (per i quali è stata esclusa l’aggravange mafiosa) Raffaele MartucciAngelo PellicciaMichele MancusoVincenzo PalmesanoCorrado Puzzo. Ai domiciliari anche l’ex presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo Francesco Di Lorenzo.

Sospesi per omissioni o abuso in atti di ufficio Carmine Dovere (abuso d’ufficio), il capitano Daniele Perrotta (omissione in atti di ufficio) e Vincenzo Di Marino (rivelazione di segreto d’ufficio). Manette bis per il boss Pasquale Puca.

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