Il cashback è sempre più in bilico. Dopo l’addio di Giuseppe Conte e l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi, la misura studiata e introdotta dal precedente Governo per combattere l’evasione fiscale (con il rimborso del 10% sui pagamenti digitali, fino a 150 euro a semestre) è in pericolo, anche se non da subito: per tutto il 2021 dovrebbe restare, ma dal 2022 potrebbe cambiare tutto.

A difendere il cashback, scrive oggi il quotidiano La Stampa, è rimasto ormai solo il Movimento 5 Stelle. Fino a dicembre difficilmente la norma verrà modificata, ma gran parte della maggioranza più l’opposizione di Fratelli d’Italia premono sull’esecutivo per eliminarla o cambiarla, e destinare le risorse (4,7 miliardi nel triennio) ad altro. Giorgia Meloni ad esempio da settimane chiede di abolire il cashback e la lotteria degli scontrini e usare quelle risorse per i ristori alle attività messe in ginocchio dal Covid.

Su cosa pensano Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco, c’è ancora un alone di mistero. Ma come sottolinea La Stampa, qualche giorno fa Matteo Renzi parlò di «ripensare» il cashback, e allo stesso modo anche alcuni esponenti M5S avrebbero iniziato a valutarne alcune modifiche. Quello che sembra sicuro è la modifica del “super-cashback” da 1.500 euro che premia i 100mila italiani che hanno totalizzato più transazioni: colpa dei furbetti che per scalare le classifiche hanno preso d’assalto i distributori di benzina self service con micro pagamenti da pochi centesimi. I tecnici dovrebbero mettere a punto un sistema che scoraggi questo tipo di pratiche. Per il resto, è tutto in divenire.

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