camorra Il 'banchiere della' camorra che dava assegni agli storici super-boss
Lorenzo e Angelo Nuvoletta, Michele Zaza e Pupetta Maresca

Ciro Giordano è stato considerato per anni il ‘banchiere della camorra‘, ruolo che emerse già nell’aprile del 2000 dopo l’indagine del Gico della Guardia di Finanza. Il soprannome Ciruzzo ‘a Varchetella evocò la barca di denari, più di 35 miliardi di lire, che gli venne confiscata dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Oggi il nome di Giordano torna nelle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli. Eseguito un nuovo provvedimento di confisca di beni del valore di 1,3 milioni di euro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti delle figlie del defunto Giordano. 

IL RUOLO DI GIORDANO DAGLI ANNI ’80

L’uomo avrebbe avuto un ruolo di primordine nello scenario criminale campano. Già dagli anni ’80 avrebbe gestito le ingenti somme di denaro dei maggiori clan di camorra  utilizzando per la movimentazione i propri conti personali. In un breve arco temporale sui conti di Giordano arrivarono oltre 6 miliardi di vecchie lire. Particolare emerso dalle indagini di natura economico-finanziaria svolte dagli specialisti del Gico. Questa ricostruzione parte dagli anni ’80.

GLI ASSEGNI AI SUPERBOSS DELLA CAMORRA

Nello stesso tempo sarebbe stata anche rilevata l’emissione di assegni per importi elevati a favore di esponenti i super-boss dei clan di camorra come Angelo Nuvoletta, Lorenzo Nuvoletta, Pupetta Maresca, Pasquale Zaza, Vincenzo Agizza e Antonio Agizza. Emerge anche il legame trasversale con i maggiori sodalizi criminali campani come i clan dei Casalesi, Contini e quelli compresi nella Alleanza di Secondigliano.

Da un lato gli avrebbe consentito di gestire enormi somme di denaro destinate all’usura e al riciclaggio. Invece dall’altro ciò sarebbe risultato deleterio per la famiglia Giordano, colpita da diversi sequestri tra il 1987 e il 2001. Uno dei quali consentì la confisca di oltre 30 miliardi di lire custoditi in alcune banche italiane e svizzere.

LE RICCHEZZE INTESTATE ALLE FIGLIE

Le confische in esecuzione oggi sono giunte al termine di attività investigative che determinano diversi provvedimenti cautelari a carico di soggetti molto vicini a Ciruzzo, spingendolo a spogliarsi formalmente delle ricchezze residue poi intestate alle figlie sotto forma di investimenti e polizze. In particolare dalle indagini svolte emerge la totale incapienza patrimoniale del famiglia di Giordano. Riscontrata l’assenza di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio accumulato nel tempo.

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