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lunedì, Agosto 15, 2022
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Gruppo dirigente, coordinatori e senatori: così era organizzata la confederazione del clan Moccia


Quattro anni di indagine, dal 2015 al 2019, per dimostrare che il clan Moccia è tutt’altro che morto e sepolto, ma continuava ad essere una tra le più potenti e pericolose organizzazioni camorristiche del panorama nazionale, oramai da decenni insediata con straordinario radicamento nei territori della provìncia napoletana, con forte di strettissime relazioni con gli altri gruppi mafiosi, non soltanto campani, e particolarmente versata nello stringere patti con l’economia e la politica al fine di operare profittevoli investimenti dei capitali illeciti nell’economia, legale e illegale.

Dalle indagini avviate nel periodo successivo al 2010 e fino al 2015 emergeva, dunque, una struttura confederativa, di forma piramidale, il cui vertice corrispondeva al nucleo familiare Moccia. La situazione non è mutata negli anni seguenti

L’ultima indagine ha portato a sgominare il gruppo dirigente del clan Moccia, definito dagli inquirenti un “agglomerato criminale di vastissime dimensioni (per numero di affiliati ed estensione del territorio controllato) divenuto, nel corso del tempo, una vera e propria “confederazione ” di singoli gruppi criminali locali, ciascuno dei quali dotato di una propria competenza territoriale (sostanziantesi, per lo più, nella “gestione camorristica” di uno dei Comuni sottoposti al controllo dell’organizzazione: Afragola, Casoria, Arzano, Cardilo, Caivano, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore) e guidato da un “senatore” (storico affiliato di rango del clan che, nei periodi dì detenzione o latitanza, nomina un reggente e/o vicario il quale interagisce con la “base ” del Clan) dotato di una certa autonomia gestionale.

I “senatori” sono peraltro tenuti a rendere conto del proprio operato ad un “coordinatore delle diverse articolazioni territoriali del Clan’’ (che può anche essere uno di essi) il quale detiene la “cassa comune” (e, dunque, è la persona alla quale devono essere consegnati dai vari gruppi locali i proventi delle relative attività delittuose, successivamente redistribuiti sotto forma di “stipendio” agli affiliati liberi e detenuti in base al rispettivo rango criminale), pianifica le strategie comuni del sodalizio, dirime eventuali contrasti insorti tra i singoli gruppi criminali e rappresenta “all’esterno ” l’organizzazione.

Detto referente criminale dell’organizzazione è, a sua volta, nominalo dal “gruppo dirigente” del clan, costituito dai componenti della famiglia Moccia (la vedova di camorra Mazza Anna – deceduta per cause naturali –  e dei suoi quattro figli Angelo, Luigi, Antonio e Teresa ed il genero Iazzetta Filippo), i quali, pur essendosi apparentemente allontanati dalla Regione Campania ed avendo assunto un atteggiamento maggiormente prudente e defilato, continuano a dirigere “a distanza” il sodalizio, avvalendosi del predetto “schermo protettivo” (il coordinatore del clan), al quale veicolano riservatamente il proprio volere in merito alle questioni di maggiore importanza associativa (concedendogli per il resto ampia autonomia) riducendo così al minimo il rischio di eventuali coinvolgimenti in attività investigative finalizzate a dimostrarne la partecipazione alle dinamiche criminali dell’associazione camorristica da essi stessi fondata circa quarant’annì or sono”

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