– Finisce il governo ‘Conte bis’. Non basta l’apertura di Giuseppe Conte a un “patto di legislatura”. Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva dal governo.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha espresso la sua intenzione di andare al più presto in Parlamento per “l’indispensabile chiarimento politico” mediante comunicazioni. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal quale il premier era andato nel pomeriggio, “ha preso atto – si legge in un comunicato del Quirinale – degli intendimenti così manifestati dal presidente del Consiglio”.  E, sempre in un comunicato del Colle, si legge che il presidente della Repubblica “ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali – il relativo interim è stato assunto dal presidente del Consiglio – dalla prof. Elena Bonetti dalla carica di ministro senza portafoglio e dell’oN. Ivan Scalfarotto”.

Il Presidente del Consiglio ha quindi illustrato al Presidente della Repubblica la situazione politica determinatasi a seguito di tali dimissioni ed ha rappresentato la volontà di promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere.
Il Presidente della Repubblica ha preso atto degli intendimenti così manifestati dal Presidente del Consiglio dei Ministri

Si apre una crisi di governo, che deve essere ancora ufficialmente formalizzata, dagli sbocchi ignoti. E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace. A sera, aprendo il Consiglio dei ministri, il premier annuncia di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Le parole sono come pietre. Parla di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese” prodotto da un gesto che non può essere sminuito. Afferma di aver cercato “fino all’ultimo momento utile” il dialogo, ma il terreno è stato “disseminato di mine”.

“La maggioranza c’è quando sostiene un progetto di governo. Abbiamo ritenuto di uscire e di dare le dimissioni in modo inedito, perché pochi lasciano le poltrone, per ricostruire un progetto di governo per il Paese che sia utile e realizzabile“, ha detto la ministra dimissionaria per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Radio 24. “Le mie dimissioni sono lo spazio perchè questo tavolo per riprogettare il Paese, sempre rimandato, finalmente si apra. Non si può più rimandare, proprio perchè siamo in crisi bisogna agire, il tema non è Conte ma la risposta politica”. “Per noi l’utilizzo del Mes è dirimente per il Paese – ha spiegato – ed è dirimente per restare in maggioranza che ci siano le condizioni politiche sulla base delle quali l’utilizzo del Mes viene almeno discusso”.

“Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo”, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico che, accogliendo la richiesta unanime di maggioranza ed opposizione, sospende i lavori dell’aula di Montecitorio ed annuncia la convocazione della conferenza dei capigruppo “per un percorso ordinato è responsabile”. Il presidente della Camera ha detto che contatterà il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per riferirgli della richiesta avanzata dai gruppi parlamentari di venire a riferire in aula sulla situazione determinata dalle dimissioni dei ministri di Italia viva.

– La conferenza dei capigruppo della Camera e del Senato. Convocate in mattinata sono poi state rinviate in attesa di acquisire da Palazzo Chigi il documento formale con le dimissioni dal governo da parte dei ministri di Italia Viva. Lo slittamento, hanno spiegato a Montecitorio, serve “per definire le modalità della parlamentarizzazione della situazione”. In ogni caso, è stato ribadito che l’esame della relazione sullo scostamento dal pareggio di bilancio si terrà comunque il prossimo 20 gennaio, trattandosi di un adempimento dovuto.

– I commenti. I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno è l’analisi che in queste ore stanno facendo fonti qualificate del Pd dove si registra grande preoccupazione. Il Pd, spiegano le stesse fonti, non può andare dietro a rumors su sostegni alla maggioranza che al momento non si palesano. D’altro canto anche ricucire con Iv sembra una chimera perchè il M5S ha chiarito che con Matteo Renzi non ci parla più. Quindi senza volerlo, è l’analisi del Pd, la situazione sta rotolando verso le elezioni anticipate a giugno.

“Il Movimento deve solo mantenere la linea delle ultime 48 ore – ha scritto in un post su Fb l’esponente M5s Alessandro Di Battista – Renzi ha squittito per far fuori Conte e basta? Benissimo, Conte resta al suo posto. Renzi ha lasciato il governo? Benissimo, non ci entrerà mai più. Senza Se e senza Ma. Intanto queste sono le due condizioni che la forza politica che ha preso più voti nel 2018 (con una legge elettorale, lo ricordo, fatta ad hoc contro il M5S) mette sul piatto. E siamo compatti. Finalmente”.

Ma intanto la ppolemica non si placa. Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando continua ad attaccare Italia Viva definendola responsabile per quanto accaduto: “Con una crisi economica galoppante Iv si è assunta la responsabilità di provocare la crisi che getta il paese nell’incertezza e nella confusione. Avevamo detto che si sarebbe creata una situazione di confusione e un salto nel buio. I nostri appello non ascoltati e purtroppo questo è avvenuto”. E questo mentre i renziani non smettono di puntare il dito contro Conte. “C’è una crisi, due ministre si sono dimesse e il premier non vuole andare oggi al Colle e non vuole venire in Senato. C’è ancora una Costituzione in questo Paese o un DPCM l’ha cancellata? “, ironizza su Twitter il capogruppo Davide Faraone .

E intanto Luigi Di Maio lancia un appello ai ‘costruttori’ su Fb: “Il mio appello si rivolge dunque a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via. Guardiamoci intorno e troveremo un Paese che chiede di essere ascoltato. Non possiamo permetterci di ignorarlo”.

– Il vertice al Nazareno e il “no” al governo con il centrodestra: Anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è giunto nella sede del Pd per il vertice sulla crisi di governo convocato dal segretario Nicola Zingaretti. Presenti i membri della segreteria, il vicesegretario Andrea Orlando, i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci e i ministri.  “Abbiamo chiarito e dobbiamo ribadire che per noi è impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Sarebbe un segnale incomprensibile. Le immagini di Washington ci dicono quanto pericolosa sia quella deriva. E’ sbagliato dopo la vittoria di Biden favorire scenari che ridanno fiato come è accaduto con la scelta di Renzi, agli alleati di Trump“, dice Zingaretti nel suo intervento alla riunione dell’ufficio politico del Pd. Quindi il monito di Graziano Delrio a parlamentarizzare la crisi: “Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata e che ci siano le comunicazioni”.  “C’è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l’inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, per come è avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza”, dice Zingaretti nel corso dell’ufficio politico del Pd.

 

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