Giovane ucciso a Casoria, si segue anche la pista dell’errore di persona

Una pista alternativa che ha iniziato a farsi largo nelle ultime ore. Tutta da verificare sia chiaro. Antimo Giarnieri, il 18enne ucciso due notti fa a Casoria, potrebbe aver pagato al posto di un altro. La pista, debole rispetto a quella relativa ai contrasti nel mondo dello spaccio, è comunque un’ipotesi che viene presa in considerazione dagli inquirenti. Le indagini affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e della sezione operativa della compagnia di Casoria. Un’ipotesi tutta da verificare ma che potrebbe aprire nuovi scenari in città dove da settimane si registrano tensioni nel sottobosco criminale.

Il primo articolo: la pista dello ‘sgarro’ dietro l’omicidio di Casoria

Uno ‘sgarro’ fatto a chi ha deciso di vendicarsi in maniera eclatante. Un affronto a chi, forse, del ‘sistema’ fa parte. E’ questa la pista maggiormente seguita dagli inquirenti chiamati a delineare i contorni del delitto di Antimo Giarnieri, il 18enne ucciso questa notte nella III traversa di via Castagna a Casoria. Un ragazzo sì incensurato che però, secondo gli investigatori, era solito frequentare persone poco raccomandabili. Le indagini  affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e della sezione operativa della compagnia di Casoria. A spingere verso questa direzione la modalità dell’omicidio di Antimo: un agguato vero e proprio mentre era in compagnia di due suoi amici, uno dei quali, S.C., rimasto lievemente ferito. Nessuno di loro, finora, ha saputo fornire indicazioni utili ai carabinieri. Da quanto emerso ad agire due persone, arrivate nella zona a bordo di un’auto, che hanno esploso all’indirizzo dei quattro ben sette colpi (calibro 7,65) uccidendo Giarnieri praticamente sul colpo. La pista più seguita è quella dunque dello sgarro in ambienti collaterali alla malavita. La zona rientra nell’area di competenza della Vanella Grassi e del gruppo Tortora-Tuccillo.

Antimo morto nel trasporto in ambulanza

Inutile il trasporto all’ospedale San Giovanni Bosco: Antimo era già morto durante il trasporto in ambulanza. Alcuni rumors hanno confidato di alcune liti avvenute nella zona tra giovani di opposte fazioni. Liti in cui, e il condizionale è d’obbligo, potrebbe essere incappato anche Antimo che, come confermato da fonti vicine ai carabinieri, si accompagnava a soggetti poco raccomandabili. Anche suo fratello Vittorio vanta precedenti con la giustizia. Quest’ultimo condannato nell’ambito dell’inchiesta sul gruppo delle ‘nuove leve del clan dei Casalesi”. Un gruppo che, con il placet della fazione Bidognetti, mirava ad espandersi, a suon di attacchi dinamitardi, non solo nel territorio casertano ma anche nell’area giuglianese. Debole l’ipotesi investigativa che vedrebbe l’esecuzione di Antimo legata ai trascorsi del fratello. Nulla viene escluso anche se la dinamica e la modalità dell’omicidio rimandano a una matrice di chiaro stampo camorrista e ai contrasti tra gruppi emergenti a Casoria e dintorni.

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