Ras ucciso a Mianella, chiesta la condanna per i Lo Russo e Scissionisti

Mancò di rispetto al clan specie in una fase in cui maturava l’alleanza tra gli Amato-Pagano, ossia gli Scissionisti, e i Lo Russo di Miano. L’omicidio di Vincenzo Zambrano ‘o spagnol è uno di quei delitti che ‘spiegano’ come le alleanze e le trame nell’area nord si fanno e si disfano il più delle volte a suon di morti ammazzati. Ieri per quell’omicidio (avvenuto nel 2009 a Mianella) il procuratore generale ha richiesto la riforma della sentenza di primo grado. Chiesta la rideterminazione della pena a 18 anni, con concessione delle attenuanti generiche, per Oscar Pecorelli, Antonio Esposito e Giuseppe D’Ercole che in  primo grado rimediarono l’ergastolo.  Conferma a 18 anni per il boss Cesare Pagano e per i collaboratori di giustizia Antonio Lo Russo e Biagio Esposito condannati dal gup a 16 e 14 anni.

L’asse tra ‘capitoni’ e Scissionisti

Zambrano morì per il suo comportamento poco rispettoso per i suoi superiori. Punito, dunque, per uno sgarro. Un affronto che in terra di camorra significa morte certa. Secondo la ricostruzione della Procura il ras, colonnello degli Amato-Pagano, fu punito proprio perchè non volle contraccambiare ad un favore ad un altro scissionista. Di quel delitto ha parlato il pentito ed ex ras degli Scissionisti di Scampia Biagio Esposito:«La vittima era del rione Sanità e per paura si era rifugiato a Malaga dove aveva conosciuto Domenico Antonio Pagano, detto “zì Mimì”. Siamo negli anni precedenti alla faida. Quando scoppiò quest’ultima Enzo rientrò a Napoli in quanto a quel punto aveva la nostra protezione. Tuttavia i rapporti poi si deteriorano a causa del carattere di questo ragazzo che era irriverente e offendeva continuamente. Ricordo che si era fidanzato con una ragazza che abitava nella zona dei “Puffi” la quale era intestataria dell’appartamento dove fu poi arrestato Carmine Cerrato. Gli chiesi un favore personale, nel senso di disporre dell’appartamento per “zì Mimì”, ma rifiutò».

Il racconto del pentito

Quel ‘no’  ne decretò la sua condanna a morte:«La decisione arrivò da Cesare Pagano che ne parlò con me a Quarto ed organizzammo il delitto nel senso che bisognava dare appuntamento alla vittima nei pressi del bar Mexico con una scusa e da lì Antonio Esposito detto ‘Quagliarella’ avrebbe dovuto condurlo lì dove i killer lo avrebbero ucciso».

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