Inchiesta voto di scambio alle elezioni a Giugliano, c’è un primo indagato

Inchieste sul voto di scambio a Giugliano
Inchieste sul voto di scambio a Giugliano

C’è un primo indagato nell’inchiesta dei carabinieri di Giugliano sul presunto voto di scambio alle ultime elezioni Amministrative. Una persona è stata iscritta nel registro degli indagati. C’è da precisare che non si tratta di un candidato ma bensì di un ‘portatore di voti’, il quale avrebbe dato una chiara indicazione, attraverso chat WhatsApp, di votare un determinato candidato. Gli accertamenti sono partiti da un esposto presentato da uno dei 4 candidati sindaco nei confronti di una coalizione concorrente. Nel mirinoalcuni messaggi sulle chat riguardanti la chiusura di un centro per bimbi a Giugliano. Ll’indagato avrebbe chiesto ad alcune mamme di votare per il candidato da lui indicato altrimenti il centro sarebbe stato chiuso. I carabinieri hanno ascoltato a sommarie informazioni anche alcuni genitori, i quali hanno confermato di aver ricevuto il messaggio su WhatsApp di indicazione di voto.

I militari hanno proceduto alla perqusizione dell’abitazione dell’indagato e disposto accertamenti sul telefono cellulare. L’accusa è quella contenuta nell’articolo 87 del Dpr 570\1960 (chiunque usa violenza o minaccia ad un elettore, od alla sua famiglia, per costringerlo a firmare una dichiarazione di presentazione di candidatura o a votare in favore di determinate candidature, o ad astenersi dalla firma o dal voto, o con notizie da lui riconosciute false, o con raggiri o artifizi, ovvero con qualunque mezzo illecito, atto a diminuire la libertà degli elettori, esercita pressioni per costringerli a firmare una dichiarazione di presentazione di candidatura o a votare in favore di determinate candidature, o ad astenersi dalla firma o dal voto è punito con la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni o con la multa da lire 3000 a lire 20.000. la pena è aumentata – e in ogni caso non sarà inferiore a tre anni – se la violenza, la minaccia o la pressione è fatta con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico o a nome di gruppi di persone, associazioni o comitati esistenti o supposti. se la violenza o la minaccia è fatta da più di cinque persone riunite mediante l’uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone pur senza uso di armi, la pena è della reclusione da tre a quindici anni e della multa fino a lire 50.000).

Le indagini

Le indagini sono ancora nella fase embrionale ma a breve potrebbero esserci altre novità.  Ad indagare è la Procura di Napoli Nord, che ha aperto più fascicoli d’inchiesta sul fenomeno. A denunciare episodi sospetti prima, durante e dopo la tornata elettorale sono stati tutti e 4 i candidati sindaco: Nicola Pirozzi, Antonio Poziello, Giuseppe Pietro Maisto e Arianna Organo, sia su Facebook, sia direttamente alle forze dell’ordine. In particolare Maisto, durante il primo turno, aveva segnalato atteggiamenti sospetti all’esterno del plesso di via Pigna da parte di due uomini. Un soggetto riuscì a scappare mentre l’altro fu trovato in possesso di un quantitativo minimo di materiale elettorale.

Candidati ascoltati dai carabinieri di Giugliano

Le indagini sono proseguite anche in altri settori, tant’è che i carabinieri della Compagnia di Giugliano, diretti dal capitano Andrea Coratza, hanno già ascoltato diverse persone, tra cui molti candidati al consiglio comunale, come persone informate sui fatti.  I militari stanno mettendo insieme le varie segnalazioni giunte durante la tornata elettorale in più hanno fatto accertamenti anche a vari post pubblicati sui social da politici e non.