I viaggi all’estero, le parrucche da donna ed i giri in auto: miti e bugie sulla latitanza di Marco Di Lauro

Scena muta in entrambi gli interrogatori, nessuna parola ai giudici. Eppure qualcosa Marco Di Lauro, catturato dopo 14 anni di latitanza, l’ha fatta trasparire. Il suo modus operandi di uomo invisibile, che gli ha consentito di scomparire dai radar della Procura per così tanti anni, lo ha messo in pratica anche il giorno dell’arresto ed in questi primi da detenuto.

IL BASSO PROFILO – Nessuna reazione eclatante quando decine di agenti e militari della Catturandi di Napoli hanno fatto irruzione in quell’anonimo appartamento in via Emilio Scaglione a Marianella. Si è accasciato, accovacciato quasi come un pulcino indifeso. Una figura anni luce dall’immagine del secondo boss più ricercato d’Italia, mitizzato anche oltre l’immaginario. Di Lauro nel momento della cattura ha proferito pochissime parole, ha alzato timidamente un dito ‘alla Massimo Troisi’ quasi a chiedere il permesso per parlare. Forse ha chiesto di potersi cambiare visto che aveva addosso un maglioncino stile pigiama, mentre quando è uscito indossava una maglietta sportiva bianca e nera dell’Adidas. O chissà cosa avrà chiesto. Prima di lasciare per l’ultima volta quell’appartamento, ha abbracciato Cira Marino, la donna che lo ha accompagnato nei 14 anni di latitanza, poi a capo chino, come il padre Paolo, è entrato nel Range Rover di colore bianco (l’auto civetta delle forze dell’ordine, ndr) che lo ha portato in Questura a via Medina, prima di essere rinchiuso nel penitenziario a Secondigliano. Nessun saluto, nessun bacio ai curiosi che erano lì ad assistere alla visione del fantasma. 

LE UNICHE PAROLE – Nel corso dei due interrogatori è sembrato quasi spaesato e stupito delle accuse che gli venivano mosse dalle autorità giudiziaria. Una cosa però l’ha detta: “Non mi sono mai mosso da Napoli”. Ha smentito, dunque, le voci secondo cui Di Lauro sarebbe andato all’estero in questi anni per trascorrere la sua latitanza, come ad esempio a Dubai di cui si è fatto un gran parlare. Naturalmente i magistrati non credono alle sue parole, che potrebbero essere solo una tattica per abbassare i riflettori sul suo personaggio. Difficile, però, che Di Lauro non si sia mai mosso dalla zona di origine. Sicuramente ha fatto ‘picchiate’ in altre zone d’Italia, da verificare se anche all’estero. Gli hanno dato la caccia per 14 lunghi anni i carabinieri, la polizia, la guardia di finanza, i reparti speciali e anche l’Interpol dopo che nel novembre del 2006 la sua foto fu diramata in tutto il mondo, segno che c’erano sospetti sul fatto che F4 fosse all’estero. Bisogna capire quando e in che modo lo ha fatto. Questo è il compito principale in cui sono impegnati ora gli investigatori della DDA. Dopo la cattura, infatti, si è aperta una seconda fase: quella dell’individuazione dei fiancheggiatori che hanno coperto la sua latitanza. Non sempre gli stessi, perché in 14 anni tante cose cambiano.

MITI E BUGIE – Il Questore De Iesu, nel corso della conferenza stampa, ha smentito l’ipotesi che si fosse vestito qualche volta da donna o che abbia indossato parrucche per camuffarsi, ma non è escluso che sia andato in giro, soprattutto di notte, per portare le ‘imbasciate’ sulla gestione degli affari illeciti. Eppure Rosario Guarino, ras della prima faida di Scampia, raccontò che Di Lauro “era solito spostarsi cambiando più volte auto, nascondendosi dietro al cofano con un impianto di areazione o seduto al posto di dietro con avanti due donne e «con una parrucca in testa”. 

LA PAURA DEL CARCERE DURO – Di Lauro Jr  teme il carcere duro e forse proprio questa sua strategia di basso profilo è finalizzata proprio a questo. Ma sicuramente dalla DDA non si faranno impressionare da quella faccia pulita “da bravo ragazzo”. Anche perché oltre alla pena di 11 anni da scontare, a suo carico ci sono verbali e dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che lo indicano come il capo e reggente della cosca i miezz all’arco.