Da sinistra Lorenzo Rapicano Aiello e Antonio D'Andrea

Non sono mancate le sorprese nel processo d’appello per nove esponenti del clan Ferraiuolo, ‘costola’ del clan Mazzarella a Forcella. Il processo con rito abbreviato vedeva alla sbarra nove presunti affiliati alla malavita del centro storico. Arrestati due anni fa con le accuse di estorsione e tentata estorsione, con le aggravanti dell’aver agito per favorire i Mazzarella. Rispetto al primo grado vi sono state delle riduzioni di pena. Le maggiori hanno interessato quelle a carico di Gaetano Gemei (tre anni e otto mesi a fronte dei quasi cinque del primo grado) e Gaetano Della Porta che passa dai nove anni rimediati in primo grado ai sei dell’appello: entrambi erano difesi da Leopoldo Perone. Spicca poi la riduzione a carico di Ciro Garofalo, riduzione ancora maggiore: l’uomo infatti, difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono, ha rimediato nove anni e otto mesi a fronte dei diciassette del primo grado. Altre rriduzioni significative sono quelle per Lorenzo Rapicano Aiello (cinque anni e quattro), Marco Micillo (sette anni e quattro mesi), Rosaria Liguori (sei anni e otto mesi), Pasquale Salvia (sei anni e quattro mesi), Antonio D’Andrea (otto anni e quattro, divenuto famoso per aver chiesto il pizzo anche agli operai del cantiere di porta Capuana) e Vincenzo Lucci (sei anni e otto mesi).

Le mani dei Mazzarella sugli ambulanti

Le indagini che portarono al loro arresto (eseguite dagli uomini della squadra mobile su delega della Procura Distrettuale della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli) partirono a seguito delle dichiarazioni rese da alcuni venditori ambulanti del mercatino rionale del quartiere Maddalena che denunciarono di essere stati vittime di reiterate minacce estorsive fatte da tali soggetti che vantavano l’appartenenza al gruppo Ferraiuolo. Le indagini degli agenti permisero di riscontrare sette estorsioni contro venditori ambulanti costretti a versare somme variabili da 20 a 210 euro. Somme versate a titolo di tangente settimanale e altre in occasione delle festività natalizie e pasquali. Quote da elargire al clan per esercitare l’attività di vendita di merce sulle bancarelle del mercato della Maddalena. In aggiunta anche quattro tentate estorsioni in danno di venditori che, nonostante le minacce rivolte nei loro confronti, talvolta anche di morte “se non paghi ti sparo e ti ammazzo”, si rifiutarono di pagare andando direttamente dalla polizia.

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