Prima il mancato saluto poi il summit, la pace tra i Polverino e gli Orlando

Prima nemici, poi alleati e infine un’unica cosa. E’ questa l’evoluzione del rapporto criminale a Marano tra i Polverino di ‘for o truglio’ e gli Orlando altrimenti detti ‘Carrisi’. Un rapporto di alti e bassi poi consolidatosi dopo un summit nell’agosto del 2015. E’ quanto riportato nelle oltre 700 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Ciollaro contro gli ultimi ‘irriducibili’ del gruppo fondato da Giuseppe Polverino. Dopo il periodo di reggenza di Antonio Nuvoletto e fino al suo arresto il territorio era conteso tra i due gruppi. Uno riferibile ai Polverino e l’altro a quello capeggiato da Antonio Orlando ‘Mazzolino’ e da suo nipote ‘Armandino’. Il culmine della tensione si era avuto quando due esponenti dei Polverino avevano avuto una discussione con alcuni del clan Orlando. I soggetti coinvolti erano due degli Orlando. Costoro sarebbero andati al Truglio e tale ‘Michelino’ non aveva alzato la mano per salutarli, suscitando la loro reazione. Era poi seguita l’incursione di Claudio Visconti e Diego Giarra, uomini dei Polverino, fuori ai ‘Carrisi’ dove vi fu un confronto con Raffaele Lubrano durante il quale era intervenuto Raffaele Veccia che aveva minacciato e allontanato i due recependo quel gesto come un affronto ai ‘Carrisi’.

La mediazione dei Polverino e il ‘rientro della crisi’

Tale crisi aveva determinato il coinvolgimento immediato dei referenti delle due consorterie e cioè Salvatore Ruggiero per i Polverino e Armando Lubrano per gli Orlando. Nel summit che precedette tale mediazione. Lo stesso Visconti, nel corso di un incontro segreto tra ‘polveriniani’ viene duramente redarguito da Alessandro De Luca perchè, nonostante il tentativo di mediazione, tramava ancora sete di vendetta. De Luca in quell’occasione prese in malo modo l’altro affiliato dicendogli: «Tu in questo modo in mezzo alla strada non ci puoi stare, se hai un problema vai dal responsabile. Tu non puoi comandare per te».

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