Raffaele Cutolo ha deciso: «Non voglio pentirmi, il Professore non tradirà»

Melito di Napoli: Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Photo by Steve J. Morgan, 1 October 2003.

Tanti spunti inediti ed interessanti nell’intervista rilasciata da Raffaele Cutolo a Il Mattino. Oltre all’ipotesi pentimento, Cutolo ha parlato anche delle sue condizioni di salute. Il respiro affaticato, il volto smagrito, i capelli lunghi la barba incolta».«Aspettiamo la morte», ha risposto Cutolo al giornalista de Il Mattino che gli ha chiesto delle sue condizioni. «Non è meglio la pena di morte? Un attimo di coraggio e poi finisce tutto, così invece è una sofferenza continua». Dice che il suo dolore più grande è il pensiero di non poter più abbracciare la figlia al compimento dei 12 anni di età. «La prossima volta che verrà a trovarmi sarà l’ultima in cui potrò stare accanto a lei ed abbracciarla; poi quando avrà 12 anni e un giorno, si dovrà accomodare dall’altra parte del vetro».Le giornate sono sempre uguali. Leggo poco perché da un occhio non ci vedo più e dall’altro la visione è ombrata. Qualche sera mi cucino la pasta e fagioli

Cutolo ha parlato anche di quando incontrò durante la latitanza Totò Riina. «Riina era uno spietato, lo incontrai due volte durante la latitanza e una volta gli buttai la pistola addosso».

Il comunicato del ministero sull’intervista è duro: «L’intervista di Cutolo non è mai stata autorizzata, si sta procedendo alla ricostruzione della catena di responsabilità che ha portato a questo fatto increscioso e si prospettano provvedimenti esemplari». Certo, Cutolo avrebbe potuto rifiutare di rispondere: ma, come dice il suo legale Gaetano Aufiero, «uno che da venticinque anni non vede nessuno, se viene chiamato a colloquio da qualcuno non può che averne piacere….»

L’ipotesi pentimento è stata però smentita nell’intervista ad Il Mattino. Il giornalista lo descrive nel suo articolo come un uomo visibilmente invecchiato: “Respiro affaticato, il volto smagrito, i capelli lunghi e la barba incolta, segno di una certa trascuratezza, anche se mantiene un suo contegno. Non l’avrei riconosciuto se non avessi saputo che il carcerato che avevo di fronte era proprio lui. Indossa una camicia blu con delle righe bianche e un jeans azzurro, ma non porta più quegli occhiali dorati, indossati poi anche dai suoi seguaci, che gli davano quell’aria da intellettuale, da cui scaturì il famoso soprannome: «’O professore»”, scrive Antonio Mattone sulle pagine del quotidiano partenopeo. Il titolo dell’articolo è eloquente: “«Vogliono farmi pentire, ma io non tradirò mai».

Alla soglia degli 80 anni, Raffaele Cutolo, soffrirebbe di patologie che renderebbero la sua situazione “drammatica”. Affetto da prostatite, diabete e artrite, il sanguinario “professore” starebbe lentamente morendo dietro le sbarre senza un sostegno e senza ricevere la ‘solita’ visita dei familiari da oltre sei mesi. Secondo quanto raccontato dalla moglie di Cutolo, le ristrettezze economiche della consorte non le permetterebbero di recarsi in Emilia Romagna. Alle patologie del professore si aggiungerebbero inoltre il distacco del corpo vitreo dell’occhio che lo starebbe rendendo praticamente cieco e il rigetto della protesi dentaria.