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mercoledì, Luglio 6, 2022
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“Ricerche fino a quando non daranno esito positivo”, parla l’avvocato dei napoletani scomparsi in Messico


 “La Fiscalía messicana (l’ufficio inquirente, ndr) ha coordinato un massiccio dispiegamento di forze composte da personale della Segreteria di Stato per la Pubblica Sicurezza, della Commissione di Ricerca locale l’Unità di Stato per la Protezione Civile, dei Vigili del fuoco e della Guardia Nazionale per cercare i nostri connazionali scomparsi da più di 4 anni”. Lo rende noto l’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie di Raffaele Russo, 60 anni, Antonio Russo, 25 anni, e Vincenzo Cimmino, 29 anni, scomparsi nel nulla il 31 gennaio 2018, dopo aver comunicato alla propria famiglia che la polizia aveva arrestato i due ragazzi.  “Le ricerche continueranno fino a quando non daranno esito positivo”, assicura Falleti, in contatto con fonti locali. “La Fiscalía dopo il processo e la condanna dei poliziotti ha dimostrato di avere a cuore il caso dei nostri connazionali nonostante il processo sia concluso ad aprile dell’anno scorso. Attendiamo aggiornamenti quotidiani sulle attività e speriamo che si possa mettere davvero fine a questa triste storia”, conclude Falleti.

La storia dei 3 napoletani scomparsi

Raffaele Russo, 60 anni, commerciante ambulante, viaggia spesso insieme ad altri familiari tra Napoli e il Messico, dove si trovava per lavoro il 31 gennaio. Dalle 15:30 ora locale di quel giorno il suo cellulare è risultato spento. Il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino hanno provato a raggiungerlo a Tecalitlán, l’ultima località indicata dal GPS del suv che lui aveva preso a noleggio, un Honda CRV bianco (targato E03APK). Giunti sul posto hanno inviato alcuni messaggi vocali Whatsapp ai familiari, in cui dicevano di essere stati fermati a un distributore di benzina da agenti della polizia, arrivati su due moto e un’auto. Da quel momento non si sa più nulla di loro e la polizia locale ha smentito che siano stati arrestati. Avevano noleggiato un suv uguale a quello di Raffaele Russo, targato M89AJV. “Chiediamo alle autorità italiane di intervenire perché in Messico nessuno ci dà informazioni, nessuno ci aiuta a conoscere la verità sui nostri familiari”, hanno scritto i parenti in un appello su Facebook. La procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine, al momento senza ipotesi di reato.

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