Secondo detenuto morto nel carcere di Bologna, aveva il coronavirus e altre patologie

“Mentre il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sembra ancora fermo ai box per riparare la macchina, dopo anni di mancati tagliandi, nelle carceri, in cui l’attenzione viene catalizzata soprattutto da scarcerazioni e ritardi, il Covid-19 continua a espandersi ed a fare vittime. È deceduto nella notte a Bologna, difatti, un altro detenuto con Coronavirus.

 A commentare la notizia, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale, è Gennarino De Fazio. Il leader sindacale spiega: Si tratta di un detenuto arrestato verso la metà di febbraio di quest’anno e che, presumibilmente, proprio durante la detenzione potrebbe aver contratto il virus. Il malcapitato aveva 67 anni, pare fosse affetto da altre patologie, e si trovava ricoverato al reparto Covid dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna”.

 “Ora le polemiche imperversano e il ministro Bonafede è nell’occhio del ciclone – incalza De Fazio –, ma noi lo avevamo detto per tempo che l’emergenza pandemica, sommandosi alle inefficienze ancestrali del DAP e alla disattenzione della politica, avrebbe prodotto conseguenze nefaste sia sotto il profilo sanitario sia per la tenuta della sicurezza; non a caso  sottolinea – avevamo chiesto più volte che la gestione carceraria venisse assunta pro-tempore direttamente sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Del resto– prosegue ancora il leader della UILPA PP –l’unico modo per evitare le scarcerazioni era quello di creare le condizioni affinché fosse pienamente tutelato, nei penitenziari o in altre idonee strutture preventivamente individuate, il diritto alla salute, che rimane inviolabile per chiunque. È dunque mancata una progettualità, che peraltro ancora non s’intravede: basti pensare che, diversamente che per gli altri settori del Paese, per gli operatori del Corpo di polizia penitenziaria non esiste ancora un protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro condiviso con le Organizzazioni Sindacali e, ancora oggi, non vengono forniti i dati sui contagi”.

 Anche questo diremo al Vice Capo del DAP Roberto Tartaglia durante la prima riunione di ‘reciproca conoscenza’ che ha convocato per la mattinata. Ma gli diremo pure – conclude De Fazio –che per tirare fuori dalle secche la nave arenata, che è oggi il DAP, non basta un bravo Comandante e neppure un ottimo equipaggio, ma che è altresì necessario un repentino cambio di rotta.

IL PRIMO CASO

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