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mercoledì, Maggio 18, 2022
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Ucciso perchè sospettato di essere una spia, il boss Lo Russo evita l’ergastolo


Un ergastolo cancellato per l’unico membro della sua famiglia a non essersi mai pentito. Questa la decisione presa qualche giorno fa dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli (III sezione) per Giuseppe Lo Russo, imputato per l’omicidio di Francesco Palumbo, avvenuto il 7 giugno 1994 a Chiaiano. Lo Russo ha infatti rimediato vent’anni di reclusione a fronte del carcere a vita comminato in primo grado. Merito dei suoi legali, gli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta, riusciti a ridimensionare le accuse nei confronti di quello che viene considerato come l’ultimo irriducibile del clan che per trent’anni ha retto le redini criminali di Miano e dintorni. Il movente di tale delitto è quello di un’epurazione interna al clan che avrebbe inteso punire un affiliato infedele che avrebbe avuto rapporti confidenziali con appartenenti alle forze dell’ordine.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia contro Lo Russo

Fondamentali per la ricostruzione di questo cold case le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra cui Salvatore Torino ‘o gassusar che dichiarò dinnanzi al magistrato:«Fu ucciso da me e da Ettore Sabatino su incarico di Giuseppe Lo Russo. Fu ucciso perchè venimmo a sapere che aveva confidato alla polizia in servizio all’antidroga dove avevamo nascosto della droga e delle armi». Dichiarazioni confermate anche da Ettore Sabatino che ha spiegato:«Lo Russo Salvatore mi disse che era stato arrestato per questo ritrovamento di armi e mi precisò anche di aver saputo dal fratello Giuseppe che l’arresto era stato effettuato grazie ad una “confidenza” che qualcuno aveva fatto alla polizia. Non mi fece, però, il nome del confidente, raccomandandosi, però, che chiunque fosse doveva essere ucciso per quello che aveva fatto. Concluse dicendomi che mi avrebbe, poi, spiegato tutto meglio il fratello Giuseppe nel momento in cui io, di là a qualche mese, sarei tornato in libertà. Tornato al carcere di Brescia dopo poco fui, infatti, scarcerato. Arrivato a Napoli incontrai sin dalla prima sera Lo Russo Giuseppe al quale, però, non chiesi nulla. Feci ciò all’indomani. Lo Russo Giuseppe mi confermò quanto mi aveva detto Salvatore, precisando a mia domanda che il confidente era Palumbo Francesco. Anche Lo Russo Giuseppe mi disse che era necessario uccidere quest’ultimo ed a nulla valse il fatto che gli rappresentai che si trattava del fratello del mio amico Biagio, anche lui in quel momento detenuto. Anzi Lo Russo Giuseppe disse che se, tornato libero, Biagio non avesse condiviso la nostra decisione, avremmo dovuto uccidere anche lui. Io ovviamente non vedevo Palumbo Francesco da prima di essere arrestato e non sapevo come localizzarlo. Ne parlai allora a Torino Salvatore il quale ml disse che lui lo vedeva di frequente. Gli chiesi così di portarmelo».

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