Violenze in carcere
Violenze in carcere

Ancora violenze nel carcere di Ariano Irpino (Avellino). Lo denuncia Emilio Fattorello, segretario regionale della Campania del Sappe, il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria. Due distinti episodi nell’arco della stessa giornata di ieri, hanno visto protagonisti altrettanti detenuti, uno dei quali ha tentato di aggredire la direttrice.

Dopo l’apertura delle celle, intorno alle 8 del mattino, un detenuto napoletano, con mansioni di lavorante, ha aggredito per futili motivi un assistente capo colpendolo con una violenta testata al volto. Il poliziotto è stato medicato e refertato presso nell’ospedale di Ariano Irpino.

Nella tarda mattinata un detenuto della provincia di Caserta, nel corso del Consiglio di disciplina presieduto dalla direttrice del carcere, Maria Rosaria Casaburo, ha dato in escandescenze per essere stato punito per violazione delle regole carcerarie. Il detenuto ha tentato di aggredire la direttrice, che è stata anche minacciata di morte, ma è stato bloccato da un agente in servizio che nella colluttazione ha rimediato lievi contusioni. (ANSA).

Violenze in carcere, l’intervista al garante dei detenuti Mauro Palma: “I responsabili vanno puniti”

Le violenze ai danni dei detenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere perpetuata dagli agenti di Polizia penitenziaria sono “un vaso di pandora la cui rilevanza non va sottovalutata”.  A dirlo il garante nazionale dei detenuti Mauro Palma, intervenuto giovedì pomeriggio all’Aula Magna della Federico II alla presentazione del libro di Antonio Mattone sull’omicidio di Giuseppe Salvia,il vice direttore del carcere di Poggioreale, ora intitolato a lui, ucciso per volere del capo della Nco Raffaele Cutolo. Ci sono contro, aggiunge il garante “le due rappresentazioni delle singole mele marce e quella totalizzante di tutto il sistema. Quello che mi preoccupa è un tipo di cultura che ho definito un po’ del gruppo, del branco, che agisce in certi casi e in cui le persone dimenticano di essere parte dello stato e delle istituzioni e si rappresentano come parte simmetrica della popolazione detenuta in cui farla pagare, un po’ come due tifoserie”.

Palma ricorda: “Da un lato c’è la storia giudiziaria che finirà come la magistratura accerterà, non intervengo su quella ma mi sembra che la magistratura stia procedendo adeguatamente. Dall’altro lato c’è la riflessione che deve fare l’amministrazione penitenziaria, soprattutto perché certe cose sono avvenute e perché in qualche modo si rischia di far diventare quelle cose come emblematiche di tutto il sistema penitenziario. forse se si affrontano queste situazioni in tempi rapidi si evita l’effetto boomerang che le fanno diventare come indicative di una prassi che sembra essere una prassi quotidiana”.

 

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