Napoli prega per Rosario, parla il figlio del detenuto impiccato: «Aveva già provato il suicidio»
Detenuto napoletano s'impicca in carcere, il figlio Luigi: "Non riesco a darmi pace"

Si chiama Rosario Toriello il detenuto che, due giorni fa, ha tentato il suicidio nel carcere di Avellino. L’uomo, 63 anni, ha utilizzato un lenzuolo per compiere l’estremo gesto, procurandosi anche un taglio alla gola. Ora è in coma, dopo i primi soccorsi della Polizia Penitenziaria e poi del personale sanitario.

La storia di Rosario, il 63enne aveva già tentato una volta il suicidio

A quanto pare non è la prima volta che il detenuto ha tentato di uccidersi. Ma iniziamo dalla sua storia e, per fare questo, bisogna tornare indietro a 25 anni fa. L’uomo è accusato di associazione a delinquere e contraffazione. Rosario lavorava in un deposito che realizzava prodotti ‘pezzotti’. Dopo 25 anni, a dicembre 2020, la causa finisce in Cassazione e quando la sentenza diventa definitiva, con fine pena nel 2031, tra 10 anni, Rosario si costituisce nel carcere di Secondigliano. Lì resta per un mese, fino a quando non scatta il trasferimento nella casa circondariale di Avellino.

Per il 63enne non è facile. L’uomo, infatti, combatte anche contro un tumore alla prostata. Dopo un primo tentativo di suicidio, sono allertate le autorità, sia per le sue condizioni di salute sia per il supporto ‘mentale’ di cui ha bisogno: fuori dal carcere, infatti, Rosario era seguito da psichiatri e psicologi. Nel corso della permanenza l’uomo ha espresso costantemente il suo malessere e, in diverse occasioni, avrebbe accennato anche al folle gesto commesso poi lo scorso 7 luglio.

Lo sfogo del figlio

«Dopo 25 anni la causa è finita in Cassazione e mio padre avrebbe dovuto scontare una pena fino al 2031. Nel carcere è stato lasciato da solo, perché aveva già tentato il suicidio e noi lo abbiamo fatto presente alle autorità. Abbiamo tutto documentato». Inoltre, sulle condizioni di Rosario: «Adesso è ricoverato all’ospedale Moscati di Avellino, dove si trova in coma. Inoltre – spiega il figlio Luigi – i medici ci hanno riferito che potrebbe uscirne anche in stato vegetativo. Non riesco a darmi un perché». Anche nelle chiamate di famiglia, Rosario dimostrava il suo malcontento: «Ci diceva che ogni giorno lottava contro i suoi demoni, e che prima o poi avrebbe tentato il folle gesto».

Adesso non resta altro che tanta rabbia nei familiari di Rosario, convinti che la vicenda poteva concludersi diversamente. L’uomo adesso è costretto a lottare per restare accanto alle persone di cui ha bisogno, strette nel dolore e nella rabbia per quanto accaduto.

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