Andrea è malato di cancro al pancreas ma non si ferma: «Per i medici dovevo essere già morto»

La storia diretta e sincera di Andrea Spinelli, che cammina per convivere con la propria malattia. Passo dopo passo ringrazia la vita e cerca nuovi equilibri. «La parola cancro fa paura», scrive Andrea Spinelli sulla sua pagina Facebook. È affetto da un adenocarcinoma alla testa del pancreas in stato avanzato e non operabile dall’ottobre 2013, ma questo per lui «non deve essere un tabù». Ci convive da quasi cinque anni un passo alla volta, ed è proprio il caso di dirlo, visto che per restare in equilibrio, per tenerlo a bada, ha deciso proprio di camminare. Per la scienza Andrea dovrebbe essere già morto, ma lui continua la sua battaglia. Camminando. E non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Ha scritto un libro – riporta Leggo – dove racconta la sua storia, la sua vita: «Se cammini, vivo». Disponibile in libreria dal 13 settembre 2018 sullo scaffale narrative, biografie. Sul web è presente su Amazon e piattaforme similari. «Questo antico e naturale modo di muoversi lo fa star bene e diventa il suo modo di ringraziare la vita, nonostante tutto», si legge nella presentazione della sua pagina Facebook. Andrea ha cominciato con viaggi brevi, il tragitto casa-ospedale-casa, e poi, pian piano, è passato ai grandi cammini: la Romea Strata, la via Francigena fino al cammino di Santiago. Tra un percorso e l’altro qualche pausa necessaria per riprendere le forze, per le terapie e i controlli.

Il suo caso è finito all’attenzione di tanti medici e scienziati. L’aspettativa di vita per questo tipo di male non supera i cinque anni. Lui è un fenomeno nuovo, potente. E per questo vogliono approfondirlo. Andrea rappresenta una speranza per tante persone che soffrono, uno stimolo ad andare avanti. E qualcuno parla anche di miracolo.

«Il malato di cancro, come chiunque affetto da altre malattie molto gravi – scrive Andrea Spinelli – spesso è considerato una pratica e non un essere umano. Io questa storia la sto vivendo sulla mia pelle, e per questo posso raccontarla. Chi ha ricordi di me appena uscito dall’ospedale sa di cosa sto parlando. Adesso sopravvivo, posso morire da un giorno all’altro, il mio tumore è inoperabile, non curabile, ma continuo a vivere perché, come ho scritto più volte, di cancro si muore, ma pure si vive».

Coraggio, passione e voglia di non arrendersi a un destino crudele. «Questa è la mia strategia, questo è il mio modo di stare dentro il problema: ho un tumore e voglio dirlo a tutti e in tutta onestà. Se non rimango solo, se non mi isolo, se non mi tengo tutto dentro, mi sono detto, posso tutto, posso anche perdere e forse perderò; ma se questo raccontare il cammino con il cancro fosse di aiuto anche solo a una persona, allora alla fine non avrò perso, ma vinto. Non sono un guerriero, ma nemmeno una vittima, sono più semplicemente un uomo, un essere umano malato di cancro. Sono stato un bambino vivace, un ragazzino vivace, un uomo vivace, adesso il cancro vuole frenarmi ma io sono diventato un malato vivace».