Proprio quella maglia che avrebbe voluto tanto lasciare, è proprio l’ultima cosa che resta a Victor Osimhen di un’avventura napoletana iniziata benino, proseguita da assoluto protagonista e finita come peggio non poteva. Finita per modo di dire, visto che almeno fino a gennaio a gennaio il centravanti nigeriano costerà quasi un milione di euro al mese senza mettere piede in campo.
La mancata cessione in Arabia ed il sogno Psg svanito nel nulla, sono stati soltanto l’epilogo di una storia che proprio tutti si auguravano potesse giungere al copolinea. Se lo augurava Osi che dopo essere stato sedotto ed abbandonato dagli arabi parigini, aveva ceduto alle lusinghe di quelli della Saudi League, accettando l’offerta faraonica dell’Al Ahli di 130 milioni in 4 anni. Se lo augurava Aurelio De Laurentiis che per mesi ha pensato di monetizzare la cessione della vita, salvo poi rifutare la metà di quanto sognava nelle ultime ore di mercato. Se lo auguravano i tifosi del Napoli, riconoscenti all’ex Lille per il grande contributo nell’anno dello scudetto, ma desiderosi di veder scritta la parola fine ad una telenovela che ha stancato tutti. Ed, infine, se lo augurava Antonio Conte, che con la partenza del centravanti avrebbe completato l’organico con un esterno destro ed avrebbe portato via il bomber con il broncio in contrasto con l’armonia che l’ex ct sta riportando nello spogliatoio azzurro.
Le cose sono però andate diversamente e Osimhen continuerà a presentarsi a Castel Volturno, ma le speranze che possa rientrare in rosa al momento sono ridotte al lumicino. Conte ne fa una questione di principio (il discorso vale per Mario Rui e per ora anche per Folorunsho) e non vuol turbare l’armonia del gruppo che nell’esultanza al gol di Anguissa ha dimostrato di essere compatto più che mai.
Per l’attaccante si prospettano, dunque, mesi di allenamenti blandi e solitari, a guardare a debita distanza i compagni di squadra, che pare l’abbiano già dimenticato anche grazie a Lukaku, che, nonostante sia arrivato a Napoli solo da qualche giorno, si muove già da leader autentico.
Un’autorevolezza rappresentata anche nel gesto di optare per la maglia numero 11, lasciando idealmente il 9 ancora a Victor Osimhen.
Una maglia che difficilmente indosserà ancora, a meno che Antonio Conte non riesca nell’impresa di convincere la società a ricucire lo strappo e a derogare a quel principio che gli impone di tenere in ghiaccio un bomber da 76 gol in 133 partite con la maglia del Napoli.
Al momento i giochi sembrano fatti, ma nel calcio, come nella vita, mai dire mai.