Coronavirus, Fase 2: Codacons teme rincaro dei prezzi

Dal 4 maggio scorso, l’Italia è entrata nella cosiddetta “Fase 2” per la gestione dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus COVID-19. Rispetto alla “Fase 1” attuata durante i mesi di marzo e aprile, sono state allentate alcune restrizioni, soprattutto per quanto riguarda la mobilità sociale e la ripresa di alcune attività produttive e commerciali. Lo scopo delle misure attuate dal Governo è quello di favorire un progressivo, seppur cauto, ritorno alla normalità così da contenere – in parte – i danni provocati dal “lockdown” dei mesi scorsi. Uno studio dell’Osservatorio permanente sui consumi, infatti, ha rivelato come a marzo – rispetto al 2019 – in tutta Italia ci sia stato un crollo dei consumi (quasi -80%) mentre il primo trimestre del 2020 ha visto un calo delle vendite del 26% in confronto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Anche per questo, la “Fase 2” si preannuncia particolarmente importante per l’economia del Paese, ed in particolare per i settori più colpiti (abbigliamento e accessori, food&beverage e settori “non food”, come sottolinea il rapporto dell’osservatorio). In realtà, alcuni servizi hanno registrato percentuali di crescita a due cifre, come ad esempio il traffico sulle reti fisse e mobili; si tratta di un aumento prevedibile, dovuto al maggior numero di lavoratori in smartworking ed allo sfruttamento di piattaforme di streaming ed altre forme di intrattenimento digitale.

Cosa attendersi dalla “Fase 2”: le previsioni del Codacons

Alla luce di una situazione senza precedenti, fare previsioni sui prossimi mesi non è affatto semplice. La speranza è che i consumi tornino a crescere e l’economia possa così risollevarsi. Secondo un rapporto pubblicato dal Codacons il 18 maggio 2020, “con il ritorno alla vita normale, una stangata da 536 euro potrebbe abbattersi su ogni famiglia”, poiché le regole del distanziamento ridurranno il flusso giornaliero di clienti (e di conseguenza i guadagni); contestualmente “i prezzi aumenteranno e a pagare sarà ogni singola famiglia”. In altre parole, potrebbe verificarsi un aumento generalizzato dei prezzi per compensare le perdite dei mesi di marzo e aprile.

 

Ogni singolo aspetto della vita delle persone” – si legge nella nota – “potrebbe apparire più caro, con un generico aumento dei prezzi. Ogni famiglia arriverà a pagare qualcosa come 536 euro in più”. Non si tratta certo di una prospettiva particolarmente favorevole, soprattutto in considerazione del fatto che molte famiglie hanno visto ridotte o annullate le proprie entrate. Anche per questo motivo, è facile immaginare come molti cercheranno di risparmiare su alcune voci di spesa del bilancio domestico, come ad esempio luce, gas, internet e telefonia. Per orientarsi rispetto alle numerose offerte di mercato, è possibile utilizzare i tool online messi a disposizione da siti specializzati come Salvaconto, che consentano di mettere a confronto le varie tariffe proposte dagli operatori di settore, così da individuare l’offerta più conveniente o che meglio si adatta alle proprie esigenze.

I settori con i maggiori rincari

Le previsioni del Codacons trovano conferma nelle analisi della Coldiretti “che ha registrato una crescita dei prezzi al consumo per la frutta (+8,4%), per la verdura (+5%), per il latte (+5%) e per i salumi (+3,4%)”. Gli altri prodotti a registrare un incremento dei prezzi sono stati “la pasta (+3,7%), le uova (+3,2%), i piatti pronti (+2,5%), il burro (+2,5%), le carni (+2,5%), i formaggi (+2,4%), lo zucchero (+2,4%), gli alcolici (+2,1%) il pesce surgelato (+4,2%) e l’ acqua (+2,6%)”. Secondo la Coldiretta, i rincari sarebbero almeno in parte dovuti alla corsa ai rifornimenti verificatisi nei primi giorni di quarantena; l’inflazione è rimasta stabile grazie “ai prezzi dei Beni energetici, che amplificano la loro flessione sia nella componente regolamentata (da -9,4% a -14,1%) sia in quella non regolamentata (da -2,7% a -7,6%)”.