Camorra. Lettera del superboss dal carcere: la verità sull’inizio della faida di Scampia

Melito di Napoli: Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Photo by Steve J. Morgan, 1 October 2003.

Il duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno, che il 28 ottobre 2004 diede origine alla prima sanguinosa faida di Scampia, secondo il boss scissionista Raffaele Amato: ha preso la parola prima che il procuratore generale iniziasse la requisitoria, Lello Amato, collegato in video conferenza con la Corte di Appello di Napoli dalla casa circondariale dove è detenuto, proprio per annunciare una sua missiva “chiarificatrice”.

In questo procedimento giudiziario di secondo grado il capo dell’ala scissionista che si oppose al clan di Paolo Di Lauro è imputato con l’accusa di essere tra i mandanti di quel duplice assassinio. Tutti gli altri camorristi coinvolti in quella vicenda sono stati condannati in via definitiva per questi due delitti. Per lui, invece, l’iter giudiziario iniziò in ritardo a causa dell’ estradizione dalla Spagna, dove era stato arrestato nel 2009. Ieri, il procuratore generale Carmine Esposito, al termine della requisitoria, ha chiesto alla Corte di confermare la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado. Ha poi discusso l’avvocato Dello Iacono, legale di Amato, il quale ha chiesto le attenuanti generiche per il suo cliente. Ora c’è grande attesa per questa lettera che dovrebbe essere acquisita dai giudici in occasione della prossima udienza, fissata per il 5 novembre.