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martedì, 19 Gennaio 2021
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Organizza festa in casa nonostante la zona rossa in Campania, multe per tutti gli invitati

Organizza festa in casa nonostante la zona rossa in Campania, multe per tutti gli invitati
Organizza festa in casa nonostante la zona rossa in Campania, multe per tutti gli invitati

La Polizia di Stato di Avellino ha bloccato una festa in casa, organizzata dopo l’annuncio della zona rossa in Campania. Gli agenti sono intervenuti, a seguito di una segnalazione, nella tarda serata di ieri in via Piave. L’abitazione dove si stava tenendo la festa è di una donna di 46 anni originaria dell’Ucraina. Quest’ultima era insieme ad altre 7 persone, incuranti delle norme anti-covid per evitare la diffusione dei contagi. A riportare la notizia è l’edizione digitali de ‘Il Roma’.

Dopo aver appurato che i partecipanti alla festa non erano conviventi, gli agenti hanno proceduto a sanzionare tutte le persone per il mancato rispetto delle misure di sicurezza. Un giovane, inoltre, è stato multato anche per uso di sostanza stupefacente, in quanto trovato in possesso di marijuana.

Emergenza Covid, al Cotugno torna la cura con il plasma dei pazienti guariti

Nell’ultimo mese la Campania affronta una seconda ondata Covid. A Napoli, per far fronte alle condizioni critiche in cui versano Terapia sub intensiva e Rianimazione, torna in auge il tema degli anticorpi dei guariti usati come cura contro il Coronavirus. All’azione dei Colli (Monaldi, Cotugno e Cto), il protocollo specifico, avviato a marzo scorso, si chiama Tsunami ed è stato riavviato. Insomma, il plasma iperimmune dei guariti usato come farmaco.

«Abbiamo raccolto finora 11 unità di plasma iperimmune non ancora utilizzate – avverte Bruno Zuccarelli primario di Immunoematologia e Servizio trasfusionale dell’azienda dei Colli e vicepresidente dell’Odine dei medici di Napoli – il protocollo Tsunami è stato recepito da Aifa ma ulteriormente modificato con criteri stringenti di selezione dei donatori. L’indicazione non è per i pazienti intubati in rianimazione ma ricoverati in terapia semintensiva. Ora siamo ripartiti nel riselezionare nuovi candidati ma il protocollo è molto più severo. Il donatore deve avere sviluppato non solo immunità contro il virus ma anche una titolazione di anticorpi molto alta. A ciò bisogna aggiungere tutte le procedure di ricerca di altri virus, tra cui anche epatite A ed epatite E, che affiancano il processo di trattamento del plasma per inattivare i microrganismi. Su dieci potenziali donatori con alti titoli di anticorpi ne ritroviamo uno o due al massimo».

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