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domenica, Ottobre 2, 2022
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La foto degli ultimi giorni di Totò Riina, il super-boss era con la famiglia


Totò Riina è apparso in un frame, tratto da un video di sorveglianza, che lo ha mostrato malato nel 2017. L’ex capo di Cosa Nostra era detenuto in un reparto bunker dell’ospedale di Parma, con l’assistenza di uno staff medico, dove stava vivendo gli ultimi giorni della sua esistenza. Al Capo dei Capi è stato assicurato il diritto a una “morte dignitosa”, come ribadito dalla Corte di Cassazione. La foto è stata mostrata in esclusiva dal quotidiano La Repubblica in un articolo a firma di Salvo Palazzolo. L’ex procuratore Piero Grasso ha dichiarato: “Leggi e umanità hanno vinto sulla mafia”.  Aveva una corsia blindata solo per lui, un 41 bis in ospedale, con uno staff di medici di prim’ ordine. Quel giorno, erano venuti a trovarlo i figli Salvo e Maria Concetta, con Ninetta Bagarella.

Svelata la cella-nascondiglio del pentito Buscetta, raccontò tutti i segreti di Riina

Svelata la cella-nascondiglio del pentito Tommaso Buscetta, raccontò tutti i segreti di Riina. A margine della conferenza dei procuratori generali del Consiglio d’Europa, organizzata dalla Procura Generale della Cassazione e dai Ministeri degli Esteri e della Giustizia, è stata mostrata la cella in cui venne trasferito il collaboratore di giustizia Buscetta durante tutta la sua partecipazione, come teste, al maxiprocesso alla mafia istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La cella si trova nell’area riservata dell’aula bunker del carcere Ucciardone che venne costruita appositamente per la celebrazione del processo che vide imputati insieme, per la prima volta, i vertici, i “colonnelli” e gli uomini d’onore palermitani.

La permanenza di Buscetta nell’area riservata, gestita dall’ex capo della polizia Antonio Manganelli, venne tenuta riservata per motivi di sicurezza. Nella stessa ala pernottavano gli agenti della Polizia che dovevano vigilare sulla sicurezza di Buscetta, il collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni fu il teste principale dell’accusa e permise a Falcone di ricostruire gli organigrammi di Cosa nostra e far luce su decine di omicidi e traffici illeciti.

LA STANZA DI BUSCETTA

Nella stanza Buscetta aveva un letto singolo, un angolo cucina, un bagno con vaso alla turca e un lavabo. L’aria passava da grate poste nella parte alta della cella. Per nascondere la presenza di Buscetta, le mattine in cui questi avrebbe dovuto deporre, si inscenavano finti trasferimenti del pentito all’Ucciardone da altri luoghi della città. Nel 1993 la cella venne usata dal boss Totò Riina che, dopo la cattura, venne trasferito nell’ala riservata per assistere ai processi a suo carico.

Il detenuto era controllato dagli uomini della Polizia Penitenziaria 24 ore al giorno grazie a un sistema di videosorveglianza. I pasti, prelevati dalla cucina del carcere ed ermeticamente chiusi alla presenza del direttore dell’Ucciardone, venivano aperti solo per la consegna a Riina.

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