Kobe Bryant, in 20mila a Los Angeles per l’ultimo saluto al re dell’Nba

Tutto il mondo del basket si è nuovamente fermato per ricordare Kobe e Gianna Bryant. Lo ha fatto allo Staples Center di Los Angeles, in occasione di ‘A Celebration of life‘: l’ultimo toccante saluto all’ex stella dei Lakers e alla figlia, scomparsi nel tragico incidente del 26 gennaio scorso a Calabasas.

A dare l’ultimo saluto a ‘Black Mamba’ e la piccola Gianna c’erano più di 20mila persone, che hanno riempito l’intero palazzetto. Tra i più noti erano presenti anche altri campioni come Dwyane Wade,  Devin Booker, Kyrie Irving, Manu Ginobili, Tony Parker, gli ex compagni Lakers Dwight Howard, JaVale McGee, Gary Payton, Sasha Vujacic. Presenti anche leggende dei giallo viola  Phil JacksonMagic JohnsonJerry West, ma anche Kareem Abdul-Jabbar miglior marcatore della storia NBA. Presenti naturalmente anche i suoi compagni di squadra perché tutti hanno voluto essere presenti per salutare Kobe Bryant, una leggenda che sarà per sempre eterna.

E’ stata Beyoncé la prima artista a cantare sul palco dello Staples Center, aprendo la cerimonia in onore di Kobe Bryant, sua figlia Gianna e le altre vittime dello schianto dell’elicottero. «Sono qui perché amo Kobe», dice prima di cantare. Allo Staples erano presenti anche la moglie di Kobe e madre di Gianna, Vanessa Lane Bryant, insieme alle figlie, tutte accolte da una standing ovation. Alla fine della sua esibizione Beyoncè si è avvicinata a Vanessa per salutarla con evidente affetto.

Microfono quindi a Vanessa:  «Dio sapeva che tu e Gianna non potevate vivere lontani l’uno dall’altra, e quindi vi ha preso insieme. Tu prenditi cura di lei, io lo farò con loro. Ti amiamo e ci mancherete per sempre» – il lungo discorso di Vanessa per il marito Kobe Bryant e per la figlia Gianna – «Non posso immaginare la vita senza Gigi, non potrò vederla andare all’high school, non potrò mai dirle quant’è bella il giorno del suo matrimonio, e non potrò vedere i suoi figli. Ci mancate ogni giorno». «Sapevo che Kobe era feroce sul campo di basket, ma per me era Koko e io la sua principessa e regina madre, insieme da quando avevo 17 anni e mezzo. Il marito più eccezionale di tutti, io fuoco e lui ghiaccio e anche viceversa, ci completavamo totalmente. Ora non sarà più qui per dare il sostegno che era capace di dare alle suo figlie più piccole, ma io voglio che loro sappiano che uomo straordinario fosse».

Commovente anche il discorso di Micheal Jordan: «Sono su questo palco per onorare Gigi e celebrare Kobe. Non voglio parlare della nostra rivalità, voglio parlare di Kobe. Eravamo amici. E adoravo la sua passione. Kobe è stato un’ispirazione per me, perché ho capito che voleva veramente diventare un giocatore forte come lo ero stato io. Da quel momento ho voluto essere il miglior fratello maggiore possibile per lui».

Poi la battuta che fa sorridere anche Vanessa Bryant e tutti i presenti: «Adesso mi toccherà vedere un altro mio meme che piange per i prossimi 3-4 anni. Questo è l’effetto che mi fa Kobe Bryant». Jordan poi continua parlando del loro rapporto speciale: «Parlavamo di basket, ma potevamo parlare di qualsiasi aspetto della vita. Kobe è stato un fratellino straordinario, un giocatore incredibile, ma soprattutto un padre e un marito meraviglioso. Ricordo che ci eravamo sentiti poche settimane prima della sua morte, mi ha scritto alle due del mattino che stava insegnando una mossa a Gigi e voleva sapere la mia opinione. Questo era Kobe, era un incredibile cocciuto quando si metteva in mente di fare qualcosa».

Poi conclude il suo intervento con una frase toccante che aumenta lo scorrere delle lacrime sul suo volto: «Non si è mai trattenuto, ha dato ogni singola oncia di se stesso in qualsiasi cosa facesse e non si è mai risparmiato con grande generosità. Lui era il mio fratellino, quando è morto con lui è morta una parte di me».

Un altro campionissimo che ha parlato al funerale di Kobe Bryant è stato Shaquille O’Neal che con lui vinse tre titoli consecutivi costituendo un duo imbattile nei Lakers più forti di sempre: «Lo sapete bene, io e Kobe abbiamo avuto un rapporto complesso. Ma oggi posso dirlo: siamo stati come John Lennon e Paul McCartney. E tra noi c’è sempre stato un grande rispetto reciproco».