La carriera criminale di Pablo Escobar arriva in Rai, Narcos sarà trasmesso in chiaro

Da sabato prossimo la serie tv Narcos sarà trasmessa su Rai 4. Dopo anni dalla messa in onda sulla piattaforma Netflix, la storia di Pablo Escobar sarà mandata in onda in chiaro sulla televisione pubblica. La trama della prima stagione verte sull’ascesa criminale del narcotrafficante più famoso del mondo, dal contrabbando di sigarette al traffico di droga dalla Colombia agli Stati Uniti d’America.

IL RICORDO DEL FIGLIO

Il primogenito del re della cocaina – che negli anni Ottanta gestiva lui da solo l’80% del traffico di cocaina mondiale – è protagonista a teatro, anche in Italia, di uno conferenza-spettacolo dedicata al padre, freddato dalla polizia il 2 dicembre 1993.

Escobar, si sa, è un personaggio “leggendario” che ha ispirato scrittori e sceneggiatori, e soprattutto Netflix che gli ha dedicato una serie tv di successo internazionale. Ecco, peccato che – come protesta Juan Pablo dalle assi di legno del Brancaccio di Roma – gli sceneggiatori e la produzione del telefilm non abbiano voluto la sua collaborazione per raccontare al meglio la vita del narcotrafficante colombiano.

“Il serial lo ha trasformato quasi in un eroe, ma è il contrario. Non hanno voluto il mio aiuto e hanno commesso molti errori…” sentenzia il primogenito, che confessa anche di aver dovuto cambiare identità per poter vivere una vita normale insieme alla madre.

C’era una volta una bambina adorata da suo padre. La amava talmente tanto da esaudire ogni suo desiderio, come crearle dal nulla un vero e proprio unicorno facendo attaccare un corno di mucca alla fronte di un cavallo, o riempirle una stanza intera di milioni di dollari. Fin quando non morì. Quel papà si chiamava Pablo Escobar e quella bambina era sua figlia Manuela. Dopo oltre vent’anni passati vivendo in esilio e con un altro nome, hanno iniziato a circolare in questi giorni su internet (sui siti semana.come las2orillas.com) le prime immagini che la ritraggono con la madre e il fratello, mostrando il volto di questa giovane donna, ora31enne, di cui non si avevano più foto. Una storia che il giornalista colombiano José Alejandro Castaño ha cercato di ricostuire nel suo libro appena pubblicato “Cierra los ojos princesa” (Chiudi gli occhi principessa).

Dopo aver trascorso 20 giorni con la vedova e i figli di Escobar nella loro casa di Buenos Aires per un reportage, 14 anni dopo la sua morte, Castaño Hoyos rimase tanto colpito e affascinato dall’alone di tristezza e malinconia che circondava Manuela, che decise scriverci un libro. Un lavoro che lo ha impegnato per 5 anni, in cui ha intervistato moltissime persone che conoscevano il boss e la sua famiglia. Ecco così che è possibile conoscere dettagli sui primi nove anni di vita della figlia del boss del cartello di Medellìn, su cui circolano le storie più incredibili. Se lei voleva una giraffa o le piaceva un personaggio della televisione, il padre glieli faceva portare a casa. Non solo. Escobar costrinse ad abortire una donna che aveva messo incinta, perché aveva giurato alla figlia che lei sarebbe stata l’ultima discendente.