Massimo Bossetti scrive dal carcere: “Non sono il mostro che ha ucciso Yara”

«Non sono né l’assassino della povera Yara Gambirasio né il mostro che i media e i social hanno dipinto». A parlare è Massimo Bossetti, l’uomo condannato in via definitiva per l’omicidio della tredicenne di Brembate. Bossetti scrive dal carcere al quotidiano Libero ribadendo la sua innocenza: «Sono un uomo normale, semplice che pensa al lavoro e a non fare mancare nulla alla propria famiglia. Arriva quel maledetto giorno che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia e dei miei cari che oggi mi guardano dal cielo e sono.

«Il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato è stato scorretto e ha calpestato ogni diritto alla difesa – prosegue Bossetti – e mi riferisco anche a quell’ex ministro dell’Interno incapace che gridava al mondo che era stato preso l’assassino di Yara calpestando la Costituzione».
«In carcere a Bergamo – scrive ancora l’uomo – la pm e vari responsabili dell’organo penitenziario mi pressavano a confessare in continuazione un delitto proponendomi benefici. Come potevo confessare un delitto che non ho commesso?».

«Grido dall’inizio di ripetere la prova del Dna e sono sicuro che Le verrebbe ogni ragionevole dubbio – incalza Bossetti -. Perché è stato commesso UN GRAVE ERRORE GIUDIZIARIO (in maiuscolo nella lettera). Non sono io il colpevole e il codice di procedura penale lo dice chiaramente all’art 533 C.P.P 1° comma che ‘il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio’».

«Direttore – conclude Bossetti rivolgendosi a Vittorio Feltri – La prego di porgermi la Sua mano d’aiuto, non è giusto essere dipinto un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l’incapacità professionale e Confido che Lei possa capire cosa ho e sto provando. Gentile Direttore, La prego di prendere in considerazione la mia richiesta d’aiuto, restando a sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti».