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giovedì, Maggio 19, 2022
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Omicidio Di Fiore, resta in carcere uno dei presunti killer di Agostino


Delitto Di Fiore a Coroglio, resta in carcere il 17enne M.E., accusato, insieme al 19enne Francesco Esposito, di concorso nell’omicidio del 28enne delle Case celesti di Secondigliano. I due, difesi dagli avvocati Giovanni Fusco e Giuseppe De Gregorio, restano rispettivamente nel carcere di Poggioreale e in quello minorile di Nisida con Esposito in attesa della decisione del Riesame. Secondo La prima ricostruzione effettuata dagli uomini della squadra mobile partenopea, M.E. (legato da vincoli di parentela con la famiglia Elia del Pallonetto di Santa Lucia) sarebbe arrivato in taxi presso la discoteca di Coroglio dopo essere stato chiamato al telefono da Esposito che gli avrebbe raccontato di aver litigato poco prima con un gruppo di ragazzi di Secondigliano. Tra essi ci sarebbe stato proprio Agostino.

La dinamica

«Ti aspetto fuori», sarebbe stata questa la minaccia, come raccontato da Esposito. Poi fuori al locale sarebbe riesplosa la lite durante la quale Di Fiore, sentitosi minacciato, avrebbe tentato di investire con l’auto uno dei due giovani che avrebbe estratto una pistola esplodendo in aria tre colpi. Durante la manovra di fuga Di Fiore sarebbe finito contro un muretto ed a quel punto l’aggressore avrebbe puntato la pistola verso di lui facendo fuoco altre tre volte. Provvidenziale fu l’intervento di alcuni agenti che riuscirono a bloccare sia il minore sia Esposito dopo un tentativo di fuga da parte di quest’ultimo.

La difesa

Una dinamica che non convince però l’avvocato De Gregorio che difende il 17enne. L’avvocato De Gregorio ha evidenziato l’incompletezza degli atti trasmessi al Riesame e in aggiunta la mancanza di album fotografici in grado di consentire un’identificazione certa del presunto minore del Pallonetto. «Sul piano della gravità indiziaria – spiega l’avvocato De Gregorio –, dalle intercettazioni con cui Esposito chiama il 17enne per chiedere aiuto dopo aver avuto la peggio al termine della prima fase della rissa, non emerge mai il riferimento all’arma o alla necessità di arrivare a Coroglio armato. Occorre ai fini di verificare la regolarità dei provvedimenti autorizzativi evidenziare la mancanza di alcuni decreti di autorizzazione: segnalo che le intercettazioni nascono nell’ambito di un altro provvedimento in cui il minore risulta coinvolto. Visto lo stato delle cose presenterò ricorso in Cassazione ».

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