Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato in un outlet di Casoria jeans, etichette e materiale di confezionamento di note aziende di moda con griffe contraffatte.

I “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego hanno anche individuato un deposito nella disponibilità della stessa società utilizzato per stoccare altre decine di scatoloni contenenti ulteriori indumenti contraffatti.

Denunciato per contraffazione e ricettazione il rappresentante legale della società, un 41enne di Napoli.

Il titolare dell’attività attraverso i suoi legali chiarisce che il sequestro non è di 5mila capi bensì di “800 capi pantaloni DonDup di cui si era in possesso di regolare fattura”

Abiti falsi mischiati a quelli originali, a Napoli la base del pezzotto [ARTICOLO 27 MAGGIO 2020]

Napoli, scoperta rete contraffazione abiti falsi. Scarpe e capi di abbigliamento abilmente contraffatti provenivano rispettivamente dalla Cina e dalla Turchia. Poi venivano immessi sul mercato o attraverso alcuni negozi – dove finivano esposti e venduti accanto a capi originali – o con una rete on line. Al termine di un’indagine durata quasi un anno, coordinata dalla Dda della Procura di Napoli e condotta dai militari del Comando provinciale di Napoli, quattro persone sono finite ai domiciliari. Per altre due è scattato invece l’obbligo di dimora fuori dalla Regione Campania. Altre quattro, infine, hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

I reati contestati 

I destinatari dei provvedimenti emessi dal gip del tribunale di Napoli sono dunque indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla produzione e alla commercializzazione di abiti falsi, frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e ricettazione. Tra i soggetti coinvolti vi sono anche alcuni commerciati al dettaglio che, dopo essersi riforniti degli abiti falsi, li rivendevano insieme a quelli regolari.

L’indagine sulla contraffazione

Secondo quanto accertato dai militari gli abiti falsi sarebbero stati poi rivenduto tra Napoli, Bologna, Caserta, Salerno e Roma. A Nocera Inferiore, nel Salernitano, sarebbe stato allestito un call center della contraffazione. Lì si provvedeva canche alla vendita on line all’estero a ignari acquirenti residenti in Germania, Slovenia, Francia, Grecia e Danimarca. 

I soggetti coinvolti nell’inchiesta sugli abiti falsi

Nei guai per gli abiti falsi 10 soggetti, di cui 4 ai domiciliari, 2 di divieto di dimora nella Regione Campania e restanti 4 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono accusati di associazione per delinquere dedita al traffico di abbigliamento contraffatto prodotto in Turchia e Cina. Gli abiti falsi, identici agli originali, venivano commercializzati in negozi e outlet multi brand (unendoli ad articoli genuini), ovvero venduti on-line, truffando in tal modo gli ignari
consumatori sia in Italia che all’estero.

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