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sabato, Maggio 21, 2022
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Dalle mani del clan al Comune, confiscata la discoteca dei D’Alessandro


La discoteca Plan B del clan D’Alessandro è diventata un bene del Comune di Castellammare di Stabia. Ieri l’Agenzia dei Beni Confiscati effettuava la consegna formale delle chiavi del locale all’ufficio patrimonio dell’ente comunale insieme al dottor Antonio Arzillo, responsabile dell’ufficio comunale per i beni confiscati.

Un altro passo in avanti per riconquistare pezzi di città, sottratti alla camorra e pronti per essere restituiti alla comunità stabiese. Stiamo lavorando ad un progetto di rilancio e riutilizzo di quel bene, sulla scia del percorso virtuoso già messo in campo per la riconversione in chiave sociale di tutti i beni confiscati alla criminalità organizzata presenti sul territorio – scrive il sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino – Ringrazio le forze dell’ordine e la Prefettura per l’eccellente lavoro svolto ogni giorno, senza sosta, in sinergia con l’amministrazione comunale per il contrasto alla criminalità e il ripristino della legalità nella nostra città“.

IL PLAN B E LA CAMORRA

Il 21 dicembre 2020 gli agenti dei Commissariati di Castellammare di Stabia e di Sorrento diedero esecuzione ad ordinanza cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Provvedimento destinato al 43enne Nino Spagnuolo, originario di Castellammare di Stabia e gravitante nell’orbita del clan camorristico D’Alessandro, e al 40enne Massimo Terminiello, residente in Meta, noto pluripregiudicato della penisola sorrentina. Gli indagati furono di aver effettuato una serie di estorsioni in danno di operatori economici, della penisola sorrentina, attivi nel settore della movida a cui imponevano l’assunzione di personale addetto alla sicurezza.

IL PARAVENTO

In particolare ai titolari di alcune discoteche ed alcuni bar venne imposto, attraverso minacce, l’assunzione di personale addetto al servizio di sicurezza a cui veniva fornito anche il “paravento” di un contratto stipulato con un’agenzia di sicurezza attiva ed operante nel napoletano. Le indagini permettevano di accertare, tuttavia, che la maggior parte del personale inviato nei locali, non era munito delle necessarie autorizzazioni ed anzi il più delle volte si trattava di personaggi che non avrebbero mai potuto ottenere tali autorizzazioni in quanto gravati da precedenti penali e/o di polizia.

Al vertice di tale gruppo era posto lo Spagnuolo che, sebbene ristretto agli arresti domiciliari, dettava disposizioni, indicando il personale da mandare ai locali, stabilendone i  compensi e le mansioni ed affidando l’esecuzione ed il controllo di quanto stabilito al suo fidato collaboratore Terminiello.

LA QUOTA SUI BUTTAFUORI AL CLAN D’ALESSANDRO

Lo stesso Spagnuolo percepiva dal personale addetto alle sicurezze una quota della loro paga mentre altra quota della stessa veniva versata al clan camorristico D’Alessandro, garante della possibilità di “lavorare” in penisola sorrentina in un regime di fatto monopolistico. Le investigazioni permettevano anche di accertare che Nino Spagnuolo era il vero titolare della nota discoteca Plan B fittiziamente intestata ad altro indagato stabiese impegnato in altri lavori saltuari ed occasionali.

Anche per la gestione della discoteca lo Spagnuolo utilizzava quale suo fidato braccio destro Terminiello che si occupava delle incombenze da eseguire  in loco. Indagati sottoposti a misura cautelare per il reato di cui all’art.512 bis c.p. e conseguentemente disposto anche il sequestro delle quote societarie della discoteca.

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