Racket a Giugliano per conto del clan Mallardo, chiesti 30 anni di carcere

Hanno scelto di essere processati con il rito abbreviato davanti al GIP del Tribunale di Napoli Dott. Fabrizio Finamore. Si tratta di Marino Napolano, difeso dall’avvocato Luigi Poziello; Vincenzo Fabio Poziello, difeso dagli avvocati Nello Palumbo e Raffaella Terrestre; Francesco Vitiello, difeso dagli avvocati Sergio Aruta e Giovanni Marrone. Alla scorsa udienza c’è stata la requisitoria del pubblico ministero della Dda Antonella Serio, la quale ha chiesto il pugno duro: 10 anni di reclusione per ciascuno dei tre imputati di Giugliano Il processo è stato rinviato al 13 luglio, quando ci sarà la discussione degli avvocati e la sentenza.

La richiesta in un cantiere a Giugliano

L’episodio estorsivo risale al maggio dello scorso anno. Come ricostruito dai magistrati della DDA nel maggio dello scorso anno due persone (Poziello e Napolano) si presentarono presso un cantiere edile all’interno di un noto parco nel centro storico di Giugliano. Qui erano in corso lavori di ristrutturazione, e rivolgendosi ad un operaio rivolsero le seguenti parole “dovete mettervi a posto con il masto di Giugliano”. Uno dei soggetti mostrò anche la pistola che aveva nei pantaloni. Dieci giorni dopo due soggetti si recavano nuovamente sul cantiere e chiesero se si fossero messi a posto con “gli amici di Giugliano”. La vittima chiese spiegazioni su chi fossero questi “amici di Giugliano” avendo sentito dire che a Giugliano comandava il clan Mallardo ed entrambi rispondevano “sempre noi siamo”.  A quel punto la persona chiese  come fare per potersi “mettere a posto” e gli rispondevano che doveva incontrare un soggetto chiamato “o cavallo” (Vitiello) il quale gestiva e decideva l’entità della somma da versare.

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