Nel riquadro Giuseppe Spacone, sullo sfondo una foto generica di soldi in una borsa

Appalti per la gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti, scoppia il caso che potrebbe coinvolgere presto anche alcuni comuni dell’area Nord di Napoli, dove la Teknoservice e la Buttol gestiscono la raccolta dei rifiuti, tra cui Giugliano, Mugnano e Melito.

Denaro per circa 350mila euro è stato sequestrato tra Napoli, Torre del Greco e Portici, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna che hanno notificato a tre persone gravemente indiziate, a vario titolo, di “fraudolento trasferimento di valori” e “riciclaggio”. Il decreto di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Napoli su richiesta della Procura (sostituto procuratore Mariella Di Mauro, procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio). Si tratta di Vincenzo  Izzo (imprenditore), Ciro Gentile (dipendente società Buttol) e Giuseppe Spacone. Quest’ultimo è un volto noto nell’area giuglianese essendo stato per diverso tempo dirigente della Teknoservice, società che gestisce il servizio di raccolta rifiuti da diversi anni. Prima dell’estate si prese un periodo di ‘pausa’ dall’azienda. Una decisione a sorpresa, forse legata proprio all’indagine in corso. Spacone sapeva di essere già indagato, infatti nel marzo scorso gli fu notificato il provvedimento di proroga delle indagini a suo carico.

L’inchiesta sugli appalti rifiuti

L’inchiesta parte dal ritrovamento, lo scorso 10 agosto, di una cospicua somma di denaro contante nell’abitazione di uno degli indagati, durante una perquisizione “d’iniziativa” della polizia giudiziaria.

Sulla scorta delle indagini in itinere, è stato accertato che la somma in questione, per un totale di euro 349.500 euro era custodita da uno degli indagati (Ciro Gentile) per conto degli altri due, per eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale e di agevolare i reati di ricettazione, riciclaggio e auto riciclaggio, nonché di favorire il reimpiego di denaro provento delle attività delittuose, tra le quali “associazione per delinquere finalizzata a plurime ipotesi di turbative d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, concussione consumata, associazione a delinquere finalizzata alla compravendita di voti elettorali”, attribuite, a vario titolo, a due dei destinatari del provvedimento di sequestro.

I 350mila euro nascosti in due borsoni destinati a Spacone e Izzo

Nello specifico sono stati trovati due borsoni contenenti in totale 350 mila euro, ritrovati nell’abitazione di Portici di un dipendente di una ditta dei rifiuti della provincia di Napoli.

Secondo la procura 100mila dei 350mila euro sequestrati erano riconducibili proprio a Giuseppe Spacone, direttore generale della Teknoservice. I soldi erano contenuti in due borsoni: uno conteneva 250 mila euro ed erano soldi che sarebbero dovuti servire per pagare chi aveva già votato per i candidati designati. Altri 100mila euro sarebbero invece serviti per pagare tangenti e accaparrarsi una fetta di appalti nella gestione dei rifiuti.

I soldi erano in appartamento anonimo di un operaio della Nu della società Buttol, Ciro Gentile, di Portici. Era lui il custode di quelle potenziali ‘mazzette’, somme in contanti che non avrebbero lasciato traccia e che all’occorrenza sarebbero state prelevate. Il terzo indagato è Vincenzo Izzo, imprenditore di Torre del Greco, titolare della pescheria Don Do’ noto come pisiell che deve rispondere di voto di scambio per elezioni già passate e non per quelle che si terranno a Napoli domenica e lunedì.

Le borse saldate con il lucchetto

Dalle indagini emerge come i contanti siano stati trovate in due diverse borse. La prima somma di 105mila euro erano in una fuciliera della camera da letto celate in due borse termiche, una esterna aperta e una interna chiusa con un lucchetto di sicurezza. Il secondo importo di 244mila e 500 euro trovato invece in una borsa di tela aperta, custodita tra gli effetti personali della camera da letto.

Come è stata fatta la scoperta e perchè i soldi sarebbero riconducibili a Spacone

Le forze dell’ordine sono arrivate al sequestro dei soldi tramite alcune intercettazioni tra il netturbino Ciro Gentile e la moglie risalenti a qualche mese prima. Quest’ultima, lamentandosi dell’assenza di denaro, diceva al marito “Non ti faccio mangiare più, la mia cucina è chiusa. Tanto qua i soldi ci stanno, posso campare finché muori. Prendo un bel pacchettino, rompo la borsa al direttore”. Quel direttore, secondo la procura, dovrebbe essere proprio Spacone. Il marito però la zittisce dicendo: “Statti ferma e statti zitta con questa bocca fradicia e scema che c’hai”. Il fatto che i soldi non fossero di Ciro Gentile ma di terze persone sta nel fatto, secondo la procura, che l’operaio della Nu non avesse la chiave per aprire il lucchetto. Inoltre lo stesso Spacone viene intercettato mentre parla a telefono con la moglie e con Ciro Gentile dei soldi, sia prima che dopo il sequestro preventivo effettuato dalle forze dell’ordine. Spacone dice che era lui ad avere la chiave per aprire quel lucchetto, divelto poi dagli agenti al momento dell’operazione.

L’evoluzione dell’inchiesta e le reazioni

Questo primo atto di sequestro preventivo sarebbe un filone di un’inchiesta molto più grande in corso e che vedrebbe coinvolti anche diversi amministratori pubblici, per ora però non iscritti nel registro degli indagati. Le due società che operano nel settore rifiuti hanno nel frattempo preso le distanze da quanto avvenuto e si dichiarano estranee. In un comunicato la Buttol dichiara infatti:

“Abbiamo appreso da notizie di stampa, del coinvolgimento di un proprio dipendente in un’inchiesta giudiziaria. È necessario chiarire che il dipendente, assorbito in virtù del passaggio di cantiere nell’ambito della commessa del comune di Maddaloni, risulta coinvolto soltanto a titolo personale e nulla c’entra con le attività della Buttol, totalmente estranea alla vicenda che tira in ballo un’altra azienda del settore igiene urbana. L’Azienda ha attivato la procedura per la sospensione in via cautelare del dipendente”.

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