funivia del Mottarone eitan
Sospiro di sollievo, migliorano le condizioni di Eitan: il bimbo unico sopravvissuto alla strage della funivia del Mottarone

Cauto ottimismo dei medici per le condizioni del bimbo sopravvissuto. “La risonanza magnetica non ha evidenziato danni neurologici sia a livello celebrale sia a livello del tronco encefalico: questo ci autorizza nella giornata di domani a cominciare un cauto risveglio del bambino”. Così il direttore generale della Città della Salute Giovanni La Valle sulle condizioni di Eitan bambino di 5 anni, ricoverato all’ospedale Regina Margherita, unico sopravvissuto nella strage della funivia del Mottarone. Il bambino non è ancora fuori pericolo anche se c’è da parte dei medici – ha detto Giorgio Ivani, direttore del reparto di rianimazione – “un cauto ottimismo. Aspettiamo ancora la giornata di domani per vedere”.

Le indagini sul disastro della funivia del Mottarone

Il sistema frenante di sicurezza della funivia del Mottarone “non ha funzionato”. Lo ha detto il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi. Intanto a Stresa, che proclama il lutto cittadino, arriva il ministro per i Trasporti Enrico Giovannini che parla di “grande tristezza” di tutta l’Italia di fronte alla tragedia che ha visto 14 vittime e un solo sopravvissuto.

“Sembrava una scena di guerra” racconta uno dei soccorritori.

La Cei esprime “profondo dolore” e invita tutti a pregare “per le vittime”. intanto la sindaca di Stresa, Marcella Severino afferma che “Mi sono confrontata ancora ieri sera col segretario comunale, che è il nostro legale: il passaggio non è ancora completato, per cui la proprietà della funivia è ancora della Regione Piemonte”.

L’INCHIESTA-

Oltre alla rottura del cavo, l’inchiesta della Procura di Verbania dovrà stabilire perché non abbia funzionato il freno di emergenza della cabina precipitata dalla funivia dello Stresa-Mottarone. “Sono tutte supposizioni, ma credo ci sia stato un doppio problema – dice il responsabile provinciale del Soccorso alpino, Matteo Gasparini -: la rottura del cavo e il mancato funzionamento del freno di emergenza. Non sappiamo perché non si sia attivato, mentre nella cabina a valle ha funzionato”.

L’Italia prega per Eitan

Le condizini del piccolo Eitan, cinque anni, unico superstite della tragedia del Mottarone, sono stabili e la terza notte in ospedale l’ha trascorsa tranquillo. Potrebbe perciò essere oggi il giorno in cui i medici proveranno a risvegliare Eitan dalla sedazione in cui l’hanno tenuto da quando è arrivato con l’elicottero direttamente dal luogo della tragedia. I medici nel bollettino quotidiano hanno anticipato ieri che proveranno a risvegliare Eitan lentamente. Esclusi con una risonanza magnetica danni neurologici e al midollo spinale. Sarà essenziale capire l’andamento della giornata e come reagirà.

I Primi indagati 

La mancata attivazione del freno, spiega, “ha fatto sì che la cabina, dopo la rottura del cavo, abbia preso velocità. Iniziando a scendere, finendo così catapultata fuori dai cavi di sostegno”. La chiamata di emergenza è stata lanciata, intorno alle 12.15, da una persona che si trovava in zona. Questa ha assistito alla caduta della cabina della funivia, avvenuta un centinaio di metri a valle della stazione che sorge sulla cima del Mottarone, a 1492 metri di quota.

Forza Eitan

Il tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese nella Centrale Operativa del 118 piemontese, in stretto coordinamento con il personale sanitario, ha inviato sul luogo due elicotteri del Servizio Regionale di Elisoccorso dalle basi di Borgosesia e Alessandria, mentre l’elicottero 118 della base di Torino veniva inviato a Borgosesia e mantenuto in stand by. Le equipe elitrasportate sul posto hanno individuato i due superstiti e hanno proceduto con le manovre di rianimazione cardiopolmonare prima di stabilizzare i due pazienti, entrambi minorenni, e trasferirli in eliambulanza all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove uno è poi morto.

I soccorsi

Nel frattempo sono arrivate sul posto le squadre a terra del Soccorso Alpino. Hanno proceduto con il recupero delle salme. C’è stata l’estrazione di quelle ancora presenti nella cabina e le hanno consegnate alle autorità di Polizia Giudiziaria per le operazioni di riconoscimento. Sono intervenuti anche carabinieri, Soccorso Alpino della guardia di finanza, vigili del fuoco e Protezione Civile. “Logica vorrebbe che si è spezzato il cavo e l’impianto frenante non ha funzionato, ma può anche essere il contrario. Lo dovranno stabilire i consulenti”. Così il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi. “Ho già parlato col Politecnico di Torino, anche se non ho ancora dato l’incarico” – precisa. Serviranno ingegneri meccanici e stiamo valutando se servano anche esperti in metallurgia”.

“Tempo permettendo, se ci sarà la necessità faremo altri sopralluoghi, ma è stato repertato tutto quello che doveva esserlo”, ha aggiunto Olimpia Bossi. “Sarà una attività complessa, ci vorrà del tempo”, dice il magistrato, precisando che gli inquirenti hanno già iniziato a “raccogliere documenti e dichiarazioni”.

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