Spari a Secondigliano, il racconto del ras Lucci non convince gli inquirenti

Non convince la versione fornita da Antonio Lucci agli investigatori del commissariato di Scampia (diretto da Giovanni Bruno Mandato) in ospedale a Giugliano. L’uomo, residente nella zona di Cupa Capodichino, ha raccontato ai poliziotti di aver subito un tentativo di rapina del suo Rolex in via Cupa Santa Cesarea, zona cosiddetta di Mianella, e di essere stato così colpito ad un gluteo. Ad insospettire gli inquirenti il ruolo e le parentele di Lucci, conosciuto con l’appellativo di ‘Tonino ‘o pazz’ nel clan Moccia. In particolare Lucci sarebbe la persona delegata ad intrattenere rapporti d’affari con i clan di Secondigliano e Miano. Questa dunque la prima pista seguita dai poliziotti per cercare di identificare i suoi assalitori e carpire il movente del raid. Lucci è inoltre genero di Giorgio Tranchino altro ‘colonnello’ del clan e anello di congiunzione tra la camorra afragolese e i gruppi criminali che operano nella zona di Casoria.

Il profilo del ras Lucci

Lucci, residente nella zona di Cupa Capodichino, ha un passato di trascorsi criminali nel clan Moccia. Assolto nell’inchiesta del 2016 su associazione mafiosa, usura ed estorsione per conto dei Moccia. Contro quelle assoluzioni il pubblico ministero antimafia presentò ricorso ma sbagliando i tempi della notifica. Fatto questo eccepito dai legali di Lucci a cui, in seguito, i giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Napoli hanno dato ragione. I giudici infatti dichiararono così l’inammissibilità del ricorso del pubblico ministero facendo diventare definitiva l’assoluzione di Lucci e quella di altri quattro imputati. Indagini in corso per capire se i ‘trascorsi’ dell’uomo possano avere a che fare con l’agguato di ieri sera.

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