Terrorismo, arrestati un italiano e un marocchino. L’intercettazione: “Mancava poco e facevo un casino in autostrada”

Si faceva chiamare da tutti ‘Yusuf’ il giovane palermitani Giuseppe Frittitta arrestato all’alba di oggi dalla Digos di Palermo con l’accusa di terrorismo islamico. Già dal 2016 la Digos, coordinata dalla Procura, nell’ambito di un monitoraggio, era apparso come «soggetto di interesse investigativo» a seguito dell’intensificarsi dell’attività info-investigativa sul territorio da parte della Digos di Palermo per «l’individuazione di soggetti radicalizzati che mostravano la loro adesione all’Islam in forme lampanti e manifeste e caratterizzate da connotati estremistici». Nel corso del monitoraggio si è accertato che il ragazzo di nazionalità italiana, convertito all’Islam, «manifestava il suo credo religioso sotto forma di un’intensa attività di propaganda dell’ideologia jihadista effettuata sul web, dove diffondeva e manifestava la sua adesione ad idee fondate sull’odio antisemita».

Il titolare del profilo Facebook monitorato era stato identificato in Giuseppe Frittitta, detto Yusuf (nome islamico) «il quale, fin dalle prime attività di accertamento effettuate, risultava dedito ad intrattenere constanti contatti con numerosi italiani, convertiti all’Islam, oltre che con alcuni noti frequentatori del luogo di Culto islamico di Villabate sito in via Walter Tobagi». L’indagato inoltre «dimostrava di utilizzare costantemente i social network, e in particolare »Facebook« , dove esponeva il proprio credo e la propria devozione attraverso la condivisione di fotografie inneggianti all’Islam in una visione politico-religiosa».

«Meglio crepare che tradire». È quanto diceva nelle chat, senza sapere di essere seguito dalla Digos, Giuseppe Frittitta, detto ‘Yusuf’, il palermitano di 24 anni arrestato all’alba con accusa di terrorismo islamico. «Nel raccontare di essere stato avvicinato da soggetti da lui non conosciuti, che gli avevano chiesto di fare da spia, commentava la vicenda aggiungendo testualmente: «meglio crepare che tradire» -spiega il pm nel provvedimento del fermo- Successivamente, gli interlocutori della chat continuavano la discussione facendo riferimento a molti frequentatori delle moschee in Italia che, a loro dire, erano dei «bastardi traditori che collaborano con la Digos». Ma cosa dicevano gli amici nella chat? «Sapevate che esiste un posto in Arabia Saudita con nome dajjal proprio vicino a Medina!», scrive uno. «Dajjal Helipad». «Anche nelle divise della polizia saudita c’è l’occhio degli ultimato». «Ma che fai controspionaggio». «Stavo un pò curiosando su google eart e mi e venuto in mente di scrivere dajjal». «Attento che ti chiamano la digos il centro investigativo a lavoro per loro». «Ma Guglielmo preferisce morire che mettere mano con quei bastardi miscredenti figli di satana». «Sai quanti ci sono in moschea di questi di qui». «A me tempo fa pure». «Infatti anche a Milano sono pieni di quei maledetti traditori».

E Mistretta dice: «Mi avevano chiesto sotto pagamento di fare la spia». «Sono venuti a casa e sono venuti in moschea«. «Ragazzi abbiamo una spia qua». E ‘Yusuf’ aggiunge: «Lo sai come si dice a Palermo? Megghiu cripari ca trariri (Meglio crepare che tradire ndr)». E aggiunge un emoticon. E aggiunge: «Invece sai quanti pezzenti lo fanno questo?». «Sì fratello purtroppo immagino». «Quelli che vengono in moschea e mente sono in preghiera salah girano la testa e guardano». «Che mio padre rahmatu allah aliym (trad. che dio lo benedica) mi raccontava di ste cose. A Milano ci sono dei bastardi traditori che collaborano con la Digos. E tutti schifosi e ovvio che sono munafqeen».

In un’altra intercettazione Giuseppe Frittitta parla con un amico marocchino, estremista islamico, anche lui finito in carcere. «Mi sono preso troppo di collera, ho sbagliato tipo due volte strada. Ho allungato 40 chilometri, in più mi sono dovuto fermare. Credimi, mancava poco e Yusuf faceva un casino in autostrada». L’intercettazione, che gli inquirenti hanno cercato di interpretare, si presta a più letture: l’uomo autotrasportatore potrebbe aver solo descritto lo stress provato in una giornata di viaggio col tir, o, ipotesi inquietante, fare riferimento all’idea di un attentato col camion, come quello già fatto dai terroristi jihadisti ad esempio a Nizza.