«A vicchiarella non voleva fare la guerra ai Di Lauro», l’atteggiamento di Cosimo gli fece cambiare idea

«Paolo Di Lauro era cordiale con Raffaele Amato ’a vecchierella, mentre non si comportava alla stessa maniera il figlio Cosimo, che prese il suo posto senza aver fatto la gavetta nel mondo della camorra. Perciò scoppiò la faida, non per motivi economici nella gestione dei traffici di droga: Amato, che voleva molto bene alla famiglia Di Lauro, lasciò l’Italia perché non voleva fare la guerra con loro nonostante non sopportasse quel comportamento e andò in Spagna a trafficare droga. Era ricco e sarebbe potuto restare sempre là, senza più tornare a Napoli. Ma quando il clan Di Lauro attaccò i suoi amici, ruppe gli indugi e tornò».

In un verbale riportato qualche mese fa durante la trasmissione “Un giorno in pretura” sono stati mandati in onda alcuni brani dell’interrogatorio in videoconferenza di Maurizio Prestieri, il pentito pone l’accento sul vero motivo che sarebbe stato alla base della prima faida di camorra di Scampia e Secondigliano, quella tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Paolo di Lauro quando diventò latitante mise la legge del figlio più grande, ovvero doveva comandare sempre il maggiore dei figli. Dunque lo scettro passò a Cosimo che però non aveva fatto la gavetta e non aveva il suo carisma e trattava i boss come sottoposti. «Raffaele Amato faceva anche da maggiordomo a Cosimo, se gli diceva di sparare lo faceva. Se gli diceva di comprare un pezzo di pane lo comprava ma Cosimo era troppo arrogante quindi Amato decise di andarsene e di fare una scissione pacifica che poi diventò sanguinaria dopo che fece alleanza con Abbinante-Abete e Pariante», racconta Prestieri.