Armi delle stese trovate a Miano, fari puntati sul ‘clan a quattro teste’

Il ritrovamento di un arsenale in via Liguria a Miano è l’ennesima dimostrazione che nel quartiere che fu la roccaforte dei ‘capitoni’ qualcosa sta cambiando rapidamente. Il segnale vero e proprio, del resto, lo si aveva avuto con il ferimento di Luigi Torino, figlio di Salvatore ‘o gassusar ex colonnello di Giuseppe Lo Russo prima di collaborare con la giustizia. A quel raid era seguita una notte di fuoco tra i palazzoni del rione San Gaetano culminata anche con l’esplosione di una bomba carta in via Teano. Segno evidente di una nuova forma di ‘dichiarazione di guerra’ contro lo stesso clan che per trent’anni ha dominato questa fetta di area nord. Nel sequestro di ieri (effettuato dai carabinieri della compagnia Vomero guidati da Luca Mercadante) sono state recuperate 6 pistole nascoste sopra ad una tettoia di un condominio: si tratta di 2 revolver di cui uno con matricola abrasa, 3 semiautomatiche 2 delle quali con matricola abrasa e una quarta semiautomatica risultata provento di furto. Tutte le armi avevano cartucce nel serbatoio ed erano pronte all’uso ed erano ben pulite. A due delle pistole semiautomatiche, inoltre, era stato inserito un caricatore più lungo e capiente in luogo dei soliti 15 colpi.

La situazione resta difficile. Da una parte infatti ci sono coloro che non hanno mai accettato il pentimento dei Lo Russo, ossia quella parte di famiglia che si è stretta intorno alle figure di Giuseppe e Domenico Lo Russo che mai hanno condiviso il percorso dei fratelli. Dall’altro lato ci sono quei gruppi che si sono sentiti ‘traditi’ dai primi, come i Perfetto, i Cifrone, i Balzano, gli Scarpellini: sono loro, secondo le forze dell’ordine, ad aver lanciato una campagna di ‘apartheid’ contro gli ex capi con striscioni, scritte sui muri (‘Ztl Lo Russo’) e continue minacce a chi in un modo o in un altro è legato al vecchio clan. Un nuovo clan ‘a quattro teste’ pronto a tutto pur di mantenere il potere.