Rissa nel carcere in Campania finisce nel sangue: detenuto accoltellato con spazzolino e lama

Sangue in carcere
Sangue in carcere

Violenza nel carcere Bellizzi, in provincia di Avellino. Una violenta rissa tra detenuti, uno dei quali ricoverato in codice rosso in ospedale, è scoppiata nel tardo pomeriggio di ieri nel penitenziario. A comunicarlo è stato il Sappe, il sindacato autonomo degli agenti penitenziari.

Secondo una prima ricostruzione, nella rissa in carcere sono rimasti coinvolti tre detenuti di nazionalità marocchina, italiana e romena. Il primo, con un rudimentale coltello ricavato da lamette da barba fissate ad uno spazzolino da denti, ha colpito alla gola il detenuto romeno. Il provvidenziale intervento della Polizia penitenziaria, che ha provveduto a bloccare l’aggressore e a trasferire con urgenza il ferito in ospedale, ha impedito il peggio. Il detenuto è stato ricoverato al «Moscati» di Avellino in codice rosso.

Diventa sempre più difficile da tenere sotto controllo la situazione nelle carceri. Il sovraffollamento che da diversi anni le forze dell’ordine segnalano comporta anche fenomeni di violenza. Quello del carcere di Bellizzi è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo.

Violenza in carcere: la Corte Europea dei diritti ‘ammonisce’ l’Italia

Intanto la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo con una rara “misura provvisoria urgente” ha imposto all’Italia di assicurare a un detenuto recluso in alta sicurezza a Bari la “necessaria sorveglianza e trattamento psichiatrico” dopo i quattro tentativi di suicidio avvenuti nel corso dell’ultimo anno. Un dramma che abbraccia i penitenziari di tutta Italia dove sono sempre più frequenti i tentativi di suicidio.

Nelle risposte alla Corte il governo italiano ha prospettato – così come riporta il Corriere della Sera – che il potere di disporre la “grande sorveglianza” non sarebbe attribuito all’Amministrazione penitenziaria ma alla Asl, “come se ciò” (osservano i legali Marina Silvia Mori, Michele Passione e Eustachio Solazzo), “potesse sollevare lo Stato da responsabilità” per le “eventuali omissioni di tutte le proprie articolazioni”. Una situazione a cui lo Stato dovrà trovare una soluzione per non incorrere in nuove sanzioni.