Colpi d’arma da fuoco contro auto e farmacia, ‘stesa’ nella roccaforte del clan Ferone

clan ferone

Colpi d’arma da fuoco, di pistola e, verosimilmente, anche di fucile, sono stati sparati all’alba di ieri a Casavatore in provincia di Napoli, in una zona della città ritenuta dagli investigatori la roccaforte del clan Ferone. La ‘stesa’ è avvenuta alle 5 di stamattina, all’intersezione tra via San Pietro e corso Europa, dove sono entrati in azione quattro persone in sella a due moto. I carabinieri della stazione di Casavatore e del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno trovato fori di ogiva in ciqnue vetture parcheggiate e sulla serranda di una farmacia.

“Stesa” nella roccaforte clan Ferone

A terra invece trovati e sequestrati quattro bossoli calibro 9X21 (pistola) e 4 bossoli calibro 12 (fucile).
Qualche giorno fa i carabinieri hanno arrestato un esponente di spicco del clan Ferone, Antonio Ferone, accusato di reati connessi al business degli stupefacenti. (ANSA)

Potrebbe interessarti anche

La camorra non si ferma neanche ad agosto, spari in strada a Napoli

«Stesa» nella notte a Napoli. I Carabinieri della compagnia Stella, in seguito alla segnalazione dell’esplosione di colpi d’arma da fuoco in strada, hanno scoperto, in via Roberto Savarese 7 fori su un muro di un’abitazione. Successivamente, i militari del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, intervenuti per i rilievi, hanno trovato a terra quattro bossoli calibro 9×21. Indagini sono in corso.

Spari a Napoli, il racconto del ras Lucci non convince gli inquirenti

Non convince la versione fornita da Antonio Lucci agli investigatori del commissariato di Scampia (diretto da Giovanni Bruno Mandato) in ospedale a Giugliano. L’uomo, residente nella zona di Cupa Capodichino a Napoli, ha raccontato ai poliziotti di aver subito un tentativo di rapina del suo Rolex in via Cupa Santa Cesarea, zona cosiddetta di Mianella, e di essere stato così colpito ad un gluteo. Ad insospettire gli inquirenti il ruolo e le parentele di Lucci, conosciuto con l’appellativo di ‘Tonino ‘o pazz’ nel clan Moccia. In particolare Lucci sarebbe la persona delegata ad intrattenere rapporti d’affari con i clan di Secondigliano e Miano.

Questa dunque la prima pista seguita dai poliziotti per cercare di identificare i suoi assalitori e carpire il movente del raid. Lucci è inoltre genero di Giorgio Tranchino altro ‘colonnello’ del clan e anello di congiunzione tra la camorra afragolese e i gruppi criminali che operano nella zona di Casoria.

Per seguire tutte le notizie collegati al nostro sito oppure vai sulla nostra pagina Facebook.