Confiscati 100 milioni di beni al Re del calcestruzzo: allo Stato 6 aziende, 70 immobili e 28 auto

La DIA di Napoli ha notificato il decreto di confisca definitiva, emesso dalla Sezione Misure
di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE), nei confronti di Alfonso
Letizia (classe 1945), imprenditore attivo in particolare nel settore della produzione e della
vendita del calcestruzzo.

Le indagini svolte dalla DIA hanno consentito non solo di ricostruire il suo reale assetto
patrimoniale, ma anche di delineare la sua “pericolosità qualificata”, derivante dai rapporti
emersi con il clan dei casalesi, fazione “Schiavone”, nel delicato e strategico settore della
produzione e fornitura del calcestruzzo.

Il Principe e la (scheda) ballerina

Nella relativa inchiesta giudiziaria, infatti, per la quale Alfonso Letizia era stato arrestato dalla DIA nel 2011 – operazione “Il Principe e la (scheda) ballerina” – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, erano emersi gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale del clan dei casalesi, fazioni “Schiavone” e “Bidognetti”, che si concretizzavano attraverso l’appoggio ai candidati indicati
dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, in cambio dei successivi benefici
economici garantiti dall’aggiudicazione di appalti, di assunzioni di personale compiacente,
nonché di apertura di centri commerciali.

“Era il riferimento della famiglia Schiavone”

Nel contesto descritto, il LETIZIA era considerato il riferimento della famiglia “Schiavone”,
poiché metteva stabilmente a disposizione dell’organizzazione i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie ottenendo, di contro, l’ingresso nel cartello delle aziende oligopoliste che l’associazione imponeva sui cantieri presenti nel mercato casertano.

 

I beni sequestrati al re del calcestruzzo

I decreti di sequestro e di confisca emessi dal Tribunale, a seguito della proposta del Direttore della DIA, eseguiti nel 2014 e nel 2018, sono stati confermati dalla Corte di Appello di Napoli e definitivamente dalla Corte Suprema di Cassazione.
I beni acquisti al patrimonio dello Stato, per un valore di circa 100 milioni di euro, sono:
– 6 aziende (operanti nel settore edile e immobiliare, dell’estrazione di inerti, della
produzione e vendita del calcestruzzo);
– 70 immobili, tra cui terreni e fabbricati, ubicati in vari comuni della provincia di Caserta e
due in Cavezzo (MO);
– 28 auto/motoveicoli;
– numerosi rapporti finanziari.