Dallo scudetto nel Napoli di Maradona a clochard, l’ex calciatore Pietro Puzone ridotto in miseria

Pietro Puzone

Nelle scorse ore ha fatto il giro del web, la triste storia di un ex calciatore del Napoli. Si tratta di Pietro Puzone. L’ex calciatore di Acerra, oggi 57 anni, in azzurro vinse uno scudetto e una Coppa Italia, pur collezionando pochissime presenze in prima squadra, nemmeno una nella stagione in cui gli azzurri si laurearono per la prima volta Campioni d’Italia. Pietro era nel primo Napoli di Maradona e viene ricordato, appunto, per la grande amicizia col Pibe de Oro dentro e fuori dal campo. Pietro Puzone da sempre amato ad Acerra, fu proprio nella sua città che organizzò una partita di beneficenza per raccogliere fondi e permettere a un bambino di sottoporsi a un’importante operazione chirurgica.

 

Un’amichevole che fece molto discutere. Nonostante non fosse stata autorizzata dalla Società Calcio Napoli, si presentarono su quel campo di periferia anche Maradona e compagni con la maglia ufficiale. Poi Puzone andò a giocare altrove: Catania, Spezia e Ischia Isolaverde, ultima tappa di una carriera chiusa precocemente nel 1990. Oggi Pietro Puzone vive un momento molto difficile, come documentato nel video pubblicato su Facebook dal suo concittadino Gianluigi Diodato. Anche La Radiazza, trasmissione in onda su Radio Marte, ha acceso i riflettori sulla vicenda: “Pietro versa in condizioni disumane: è diventato un clochard, dorme sulle panchine e, probabilmente, è malato. Abbiamo segnalato al sindaco questa situazione, ma nessuno è intervenuto”.

Pietro Puzone – la risposta del sindaco di Acerra

Tempestiva la risposta del sindaco di Acerra, Raffale Lettieri: “Ce ne siamo occupati già a maggio, in piena emergenza Covid. Pietro Puzone era insieme ad altre due persone, che erano nelle sue stesse condizioni, e solo una di loro ha accettato di essere aiutata. Credo che per aiutarlo sarebbe utile che personaggi che hanno vissuto con lui l’epoca del Napoli di Maradona lo agganciassero e facessero da stimolo per fargli capire che lui è ancora qualcuno e che deve farsi aiutare”, conclude il primo cittadino.

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