Vincenzo Sigigliano
Vincenzo Sigigliano

Su richiesta del Partito Radicale l’Onorevole Roberto Giachetti ha presentato una interrogazione alla Camera sul suicidio avvenuto nei giorni scorsi nella Casa di Reclusione di Sanremo Valle Armea .

Giachetti chiede di conoscere le circostanze in cui il tragico episodio è avvenuto, le ragioni per cui Vincenzo Sigigliano fosse stato spostato nel Padiglione C e se sia stato o meno sottoposto ad attenzioni e adeguata sorveglianza dopo un precedente tentativo di togliersi la vita avvenuto poco giorni prima.

Chiede inoltre di verificare le condizioni di abbandono e di trascuratezza in cui versa lo stesso Padiglione C (che ospita detenuti sex-offenders e protetti) in particolare riguardo la mancanza di attività interna, lavorativa e di specifici percorsi terapeutici e riabilitativi rivolti ai sex offenders, di attivare lo strumento dei mediatori culturali (non ancora presente a Sanremo dove il 60% dei detenuti sono stranieri), di incrementare l’assistenza psichiatrica e verificare le possibilità di aumentare l’attività lavorativa e trattamentale nell’istituto .

Non è la prima volta in cui ci troviamo a constatare come il Carcere di Sanremo soffra di isolamento dalla città a cui appartiene, per cui è stato per molti anni quasi un corpo estraneo.

Le ragioni sono numerose, ma la più evidente è la scelta infelice del luogo in cui è stato realizzato, molto lontano dall’abitato e disagevole da raggiungere, la stessa che si vorrebbe seguire per il nuovo Carcere di Savona che qualcuno sta proponendo di realizzare in Val Bormida a 30 km dalla città .

Tra le soluzioni possibili: una maggiore attenzione della politica ligure (quanti consiglieri regionali e deputati hanno mai visitato l’istituto ?), la nomina del Garante Regionale da molto tempo attesa e l’attivazione di Garanti Comunali o Provinciali, ancora del tutto assenti in Liguria .

A Sanremo proprio questo potrebbe essere uno strumento per colmare la distanza che da troppo tempo separa Valle Armea dalla città, avvicinare quelle realtà associative e di volontariato interessate ad operarvi e creare opportunità di lavoro, contribuendo a diminuire quel clima di conflittualità interna spesso denunciato e alimentato dall’ozio forzato a cui i detenuti sono costretti.

per il Partito Radicale

Stefano Petrella     Deborah Cianfanelli      Angelo Chiavarini

Detenuto di Secondigliano si toglie la vita in cella: «Vincenzo è stato lasciato solo»

Si chiamava Vincenzo Sigigliano, originario di Secondigliano, il detenuto 49enne trovato morto pochi giorni fa nella sua cella nel carcere di Sanremo. L’uomo che ha deciso di togliersi la vita ci aveva già provato un’altra volta, tre giorni prima del tragico epilogo. Allora polizia penitenziaria e compagni di cella erano riusciti a salvarlo giusto in tempo. Poi lo avevano spostato in un’altra sezione. Ma la famiglia ha denunciato ai carabinieri che il 49enne “è stato abbandonato, lasciato solo in un momento di grande fragilità”. A denunciarlo è il garante dei detenuti di Napoli, Pietro Ioia. I familiari sono subito corsi dai carabinieri per denunciare l’accaduto e per fare chiarezza su cosa sia successo nelle ultime ore di vita.

“Da mesi ci diceva di continuo al telefono ‘non ce la faccio più, non sto bene’. A Sanremo ci stava da 5 mesi e 4 giorni fa aveva già tentato il suicidio. La penitenziaria si è limitata a spostarlo di padiglione e lo ha messo in quello dei ‘sex offender’. Lui era in carcere per truffe, faceva il ‘pacco del sale’. Perché lo avevano messo lì? Ma soprattutto perché quando si è impiccato non era piantonato?”. A denunciare questa situazione, come riportato da ilriformista, sono i fratelli di Vincenzo, Salvatore e Antonio Sigigliano.

 

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