«Dovevamo ucciderlo al battesimo del figlio», le accuse del pentito a Marco Di Lauro

Tra i più grandi accusatori di Marco Di Lauro in questi anni di latitanza(terminata giusto una settimana fa) c’è il suo ex amico e affiliato Carlo Capasso (attuale collaboratore di giustizia). Capasso, entrato minorenne nel clan, ha indicato Marco Di Lauro come il mandante di ben quattro omicidi e le sue dichiarazioni (fermo restando che “Marcuccio”e le altre persone tirate in ballo devono essere considerate estranee ai fatti narrati fino a prova contraria) sono allegate a vari provvedimenti restrittivi. Le accuse più gravi Carlo Capasso le ha formulate nel corso dell’interrogatorio del 18 febbraio 2013, un vero e proprio atto d’accusa contro colui divenuto una leggenda agli occhi dei suoi sodali.

«Mi risulta personalmente che Marco Di Lauro decise l’omicidio di Nunzio Cangiano (omicidio per il quale recentemente la Cassazione ha cancellato l’ergastolo nei confronti di Marco Di Lauro, ndr), l’omicidio di Eugenio Nardi, l’omicidio di Patrizio De Vitale, l’omicidio di Luigi Giannino ed altri. Lo stesso, nel periodo di latitanza, scendeva all’appartamento di Vizzaccaro o a quello di Lucarelli, decideva l’omicidio e ci mandava a chiamare per commetterlo. Ricordo che nel 2008 Marco Di Lauro scese di persona per commettere l’omicidio di tale “’o pisano”, affiliato agli“scissionisti” che ci era stato detto aver organizzato una cerimonia, forse un battesimo al figlio, in un locale a Casavatore. Detto omicidio non venne più fatto, ma non ricordo con precisione le motivazioni. Ricordo che Pasquale Spinelli, con un binocolo, si mise sul cimitero di Secondigliano a visionare detto locale al fine di localizzare “’o pisano” che ora ricordo chiamarsi Rito Calzone. Eravamo pronti per commettere detto omicidio il solito gruppo di fuoco composto da me, Raffaele Musolino, Antonello Faiello, Gennaro Vizzaccaro e Nunzio Talotti».